Malagrotta 2, ora Raggi esulta. Ma la storia dice altro

Adesso la sindaca Raggi annuncia la revoca immediata del sito di Monte Carnevale come possibile sede della nuova grande discarica di Malagrotta 2 a servizio della Capitale. E come quasi sempre accade, rivendica la sua totale estraneità ai fatti. Rigettando ogni responsabilità sulla giunta regionale del suo collega Zingaretti. Una scelta obbligata in virtù del Piano rifiuti messo a punto dalla Regione, avrebbe sostenuto la prima cittadina. Sulla quale l’amministrazione capitolina sarebbe stata messa con le spalle al muro. Quindi gli arresti della dirigente regionale Flaminia Tosini e del re dei rifiuti del frusinate Valter Lozza sono stati salutati come una vittoria dalla Raggi e dal Campidoglio. Ho subito “ogni tipo di accusa perché mi opponevo al modello di gestione dei rifiuti della Regione Lazio”, ha dichiarato infatti la prima cittadina. “Ma alla fine avevo ragione”.

Peccato però che la storia recente ci dica altro. A cominciare da quella delibera del 31 dicembre 2019, dove proprio il Campidoglio sceglieva Monte Carnevale. Quella ex cava di inerti che era pronta a cambiare destinazione. E a diventare una nuova grande voragine dove gettare i rifiuti della Capitale.

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Su Malagrotta 2 gli uffici del Comune avevano detto no. Ma dalla sindaca nessun ripensamento

Il Comune ha scelto di puntare sulla realizzazione della discarica di Malagrotta 2 a Monte Carnevale con una delibera del 31 dicembre del 2019. Il fatto che la sindaca fosse contraria in quella riunione di giunta non sembra sia emerso, altrimenti si sarebbero potute fare scelte diverse. Individuando altri siti. Infatti se è vero che adesso qualcuno in Regione è nei guai, è altrettanto chiaro un altro fatto. La scelta di dove realizzare la discarica spetta al sindaco, anche nella sua qualità di presidente dell’Area vasta. E sui rischi di quella decisione, furono proprio gli uffici comunali a mettere subito dei paletti. Con la dirigente Laura d’Aprile, che appena il 2 gennaio 2020 in conferenza di servizi espresse parere contrario. La zona è oggetto di bonifica ambientale, si legge nel verbale della riunione. E quindi non adatta ad accogliere rifiuti inerti. Figuriamoci quelli urbani, verrebbe da aggiungere. Ma il parere è rimasto inascoltato. Almeno fino ad oggi.

Ignorate anche le mozioni in Consiglio comunale

Non solo il parere negativo dei suoi stessi uffici non aveva fatto cambiare idea alla Raggi. Ma anche due mozioni passate a maggioranza in Aula Giulio Cesare sono state totalmente ignorate. La prima, era stata presentata dal gruppo di Fratelli d’Italia. E chiedeva di dire no con chiarezza ad ogni ipotesi di discarica in Valle Galeria. Vista la natura dei terreni, le opere di bonifica ancora da fare e il prezzo altissimo già pagato dalla cittadinanza. La seconda mozione invece era stata presentata dalla sinistra, e votata anche da alcuni grillini ‘ribelli’. Tra i quali l’ex capogruppo Paolo Ferrara e il presidente della commissione ambiente Daniele Diaco. Marito della presidente del Municipio 12 Silvia Crescimanno. Da sempre contraria al nuovo insediamento, così come la ex grillina presidente del parlamentino del Tuscolano Monica Lozzi. Anche in questo caso però, dalla Raggi non si era registrata alcuna retromarcia.

Gli esposti in Procura e i giudizi di TAR e Consiglio di Stato

Non sono mancati su tutta questa vicenda anche gli inevitabili risvolti giudiziari. Ancora prima dei clamorosi arresti dell’altro giorno. Infatti i comitati di Valle Galeria hanno impugnato gli atti amministrativi che autorizzavano la discarica. Con vicende alterne, fino però ad una importante vittoria davanti al Consiglio di Stato. Ma anche il consigliere regionale ex M5S Cacciatore ha scritto una lettera alla Procura. Esponendo i fatti, e chiedendo opportune indagini e chiarimenti. Se la Raggi mi avessse chiamato, sarei stato felice di illustrarle tutte le mie perplessità, ha dichiarato lo stesso Cacciatore a Roma Today. Ma purtroppo questo non è mai avvenuto. “Se non in un paio di incontri formali, solo per comunicare decisioni già prese”. Ecco, questi sono i fatti. Adesso dal Campidoglio arriva la revoca, e si può dire meglio tardi che mai. Ma cantare vittoria, davvero non si può sentire.

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