150 tra immigrati e nomadi denunciati: prendevano il reddito di cittadinanza senza diritto

La Questura di Cagliari ha denunciato 140 cittadini stranieri che hanno indebitamente percepito il reddito di cittadinanza a partire dal 2019, per un totale di quattro milioni di euro. Sono in corso accertamenti su altre 478 persone. Le indagini della Squadra mobile sono partite tre mesi fa quando il personale dell’Ufficio immigrazione della Questura si stava occupando della regolarizzazione di 620 cittadini stranieri ed è emerso che alcuni di loro, pur non avendo un permesso di soggiorno valido, stavano percependo il reddito di cittadinanza. L’operazione si è svolta in collaborazione con la direzione regionale dell’Inps, dei Caf e delle Poste dove i cittadini avevano falsamente dichiarato di essere in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo o di avere la residenza in Italia da almeno dieci anni, di cui gli ultimi due continuativi.
I 140 stranieri denunciati provengono da 22 Paesi extraeuropei, principalmente africani, e percepivano in media 600 euro al mese. Adesso saranno segnalati all’Inps per l’immediata revoca e l’avvio delle procedure di restituzione dei soldi percepiti e rischiano altrettanto gli altri 478 ancora sotto esame.

Reddito cittadinanza a 11 sinti “milionari”
Ieri invece, 11 sinti sono stati denunciati in Liguria per lo stesso motivo. “L’operazione della polizia postale ligure che ha scovato 11 furbetti del reddito di cittadinanza di etnia sinti mostra ancora una volta l’inefficacia di una misura percepita molto spesso da chi non ne ha necessità. Infatti gli 11 denunciati vivevano tra ville milionarie e auto di lusso. A monte però che l’assoluta evidenza che il reddito di cittadinanza non è una misura strutturale per l’economia del Paese e per i cittadini che invece hanno bisogno di un lavoro e di una occupazione stabile”. Così in una nota il presidente di Aidif Avvocatura per i diritti delle famiglie e leader del Movimento degli Elettori Giorgio Aldo Maccaroni.
“Fra le misure che incentivano il lavoro, sarebbe ad esempio auspicabile favorire il reinserimento degli over 50 nel circuito lavorativo facendo sgravi alle imprese e consentire l’avviamento dei giovani che vogliono mettersi in proprio con finanziamenti a costo zero con un tutor che li assista nei vari step per l’apertura dell’attività”, aggiunge Maccaroni.