A Ostia l’ultimo saluto a Luca Serianni. Il ricordo degli allievi: “Sapiente con dolcezza”, “Ci fece impazzire col bandelisco”

Chiesa gremita di colleghi, allievi, gente comune e applausi ripetuti anche all’uscita del feretro per salutare nella sua Ostia, Luca Serianni, il professore di linguistica italiana della Sapienza morto giovedì scorso.

Il professore era stato investito lunedì 18 e per tre lunghi giorni era rimasto in coma a causa delle gravissime ferite riportate nell’incidente avvenuto proprio ad Ostia, vicino casa dell’accademico, mentre attraversava sulle strisce pedonali tra via dei Velieri e via Isole del Capo Verde. La messa funebre si è tenuta presso la chiesa di Santa Maria Regina Pacis.

Luca Serianni era un pilastro della cultura italiana

Presenti giornalisti e autorità oltre centinaia di persone comuni, cui il celebre linguista era divenuto familiare anche per le frequenti apparizioni televisive. Ieri si era tenuta la camera ardente all’Aula 1 della Facoltà di Lettere e Filosofia della sua università, La Sapienza, dove aveva tenuto 4 anni fa la sua lezione di congedo dall’insegnamento. Già ieri moltissimi avevano reso omaggio al feretro, compreso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, colleghi e studenti.

Ieri, in un’aula gremita, la rettrice della Sapienza Polimeni ha ricordato le qualità professionali ed umane di Luca Serianni. “Era – ha scandito – un grandissimo docente, un servitore dello Stato, un uomo che ha saputo appassionare generazioni di studenti e studentesse che in questi giorni lo hanno ricordato con un tributo che si riserva alle persone di famiglia. Luca Serianni era un professore e un maestro. Per noi della Sapienza è una giornata molto triste, ma è triste per l’Italia intera perché Luca Serianni è stato un pilastro della cultura italiana”.

Serianni e il mistero del bandelisco

A Luca Serianni è stata dedicata una pagina Facebook che raccoglie la testimonianza dei suoi allievi. Tra le parole più ripetute c’è bandelisco, che il docente utilizzava come e-mail. Racconta Chiara P. nel suo commosso ricordo: “Non conoscevamo nessun altro docente che usasse una mail così insolita e personale: la norma universalmente valida per le e-mail era cognomenome@docenti.uniroma1.it. Il professore ci spiegò che Bandelisco era il nome del paese immaginario che aveva inventato da bambino. Da quando ho avuto la notizia dell’incidente me lo immagino in una versione potenziata di quel paese, pieno di dizionari, di saggi, di linguisti, di pacate discussioni e di confronti sereni. Il Paradiso dantesco, d’altronde, è fatto in modo da colmare i nostri bisogni e le nostre aspettative in maniera perfetta, offrendoci la quota di felicità capace di saziare la nostra sete, al cento per cento. Quindi, perché no? Arrivederci, professore”.

Scrive invece un’altra ex allieva: “Una sapienza mai arrogante”

E ancora, scrive un’altra allieva sulla pagina Social. “Uno dei corsi che avevo scelto di seguire , fu proprio quello di Storia della Lingua Italiana, ne ricordo l’aula gremita, e la dolce precisione con la quale il professor Serianni faceva uso delle parole, la sensazione che ognuna di esse trovasse il suo posto esatto senza sforzo alcuno. Ogni lezione rappresentava un arricchimento dell’animo, una sorta di scrigno magico, paese dei balocchi della parola, la sensazione di trovarmi di fronte a qualcosa di più di una lezione universitaria.
Grazie professor Serianni per avermi ricordato anche oggi , attraverso le parole dei pronunciate dai colleghi nell’aula I della facoltà di Lettere in suo ricordo, come si possa raggiungere i più alti livelli di carriera nella propria sfera professionale, mantenendo la propria umiltà , il senso della misura, esprimendo allo stesso tempo una sapienza elegante e mai arrogante”.

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