A Roma ci sono bambini di serie A e di serie B? Intervista a Iside Castagnola, la nuova Garante dell’infanzia: “Le periferie non possono essere dimenticate”
Com’è Roma vista da un bambino? In una città che ogni giorno combatte con episodi di microcriminalità e servizi spesso non troppo efficienti, ci chiediamo come una bambina di Primavalle, un ragazzo di Tor Bella Monaca, uno studente dell’Esquilino o di Ostia vivano davvero la città.
Lo abbiamo chiesto a Iside Castagnola, recentemente nominata Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza di Roma Capitale. Avvocata, da anni si occupa di tutela dei minori, cyberbullismo, educazione digitale, sicurezza in rete e rapporti tra giovani e media. Nel suo percorso professionale ha lavorato con AGCOM, Telefono Azzurro, Corecom Lazio, Ernst & Young, ha fatto parte del Comitato Media e Minori ed è stata insignita dell’onorificenza di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana per il suo impegno a favore dei minori.
“Bisogna riportare l’ascolto al centro”
Lei arriva da anni di lavoro sul campo con bambini e adolescenti. Qual è la prima cosa che ha visto e che le ha fatto pensare: “Qui bisogna intervenire subito”?
“La prima urgenza è stata quella di riportare l’ascolto al centro. I bambini e gli adolescenti hanno bisogno di adulti presenti e di istituzioni che sappiano arrivare prima che il disagio diventi emergenza. Per questo la mia priorità è promuovere azioni concrete che migliorino la vita delle famiglie e rafforzino il rapporto tra genitori e figli, perché una famiglia sostenuta è il primo presidio di tutela per ogni bambino.
La mia prima uscita istituzionale è stata nella scuola Melina Bassi di Tor Bella Monaca, insieme alla presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli e alla Polizia Postale, invitati dal presidente Gherardo Cosolo dell’associazione di volontariato Handicap Noi e gli Altri APS, che da anni opera nel quartiere per la tutela dei diritti delle persone con disabilità e delle fasce più fragili. Sono voluta partire proprio da lì perché il messaggio è chiaro: la Garante deve essere presente nei luoghi dove vivono i bambini, non solo negli uffici”.
“Non esistono bambini di serie A e di serie B, ma opportunità diverse”
Roma è una città enorme e profondamente diversa da quartiere a quartiere. Esiste, secondo lei, un’infanzia “di serie A” e una “di serie B” nella Capitale?
“Purtroppo esistono ancora profonde disuguaglianze. Non perché esistano bambini di serie A o di serie B, ma perché cambiano le opportunità educative, culturali, sportive e sociali a seconda del quartiere in cui si nasce. Questo non è accettabile. Il compito delle istituzioni è proprio quello di ridurre queste distanze, facendo arrivare gli stessi diritti ovunque. Ogni bambino di Roma deve poter crescere con pari opportunità, indipendentemente dal CAP in cui vive”.
Una Garante più presente nei quartieri e nelle scuole
Quali modifiche e quali novità vuole portare con il suo incarico rispetto a chi l’ha preceduta?
“Il mio obiettivo è rendere la figura della Garante ancora più vicina ai territori. Voglio costruire una presenza costante nelle scuole, nelle periferie, nelle associazioni e nei luoghi di aggregazione. Vorrei inoltre creare spazi permanenti di ascolto dei ragazzi e farli sentire protagonisti dei progetti che riguardano il loro quartiere. I giovani non devono essere semplicemente destinatari delle politiche pubbliche: devono partecipare alla loro costruzione.
Un altro tema fondamentale sarà l’educazione digitale rivolta anche agli adulti. Al Quarticciolo abbiamo già iniziato, insieme alla Fondazione Mondo Digitale e all’Assessora alla Scuola, un importante percorso di alfabetizzazione digitale dedicato ai genitori. Accompagnare le famiglie nell’uso consapevole della tecnologia significa proteggere meglio i figli”.
“Le istituzioni devono esserci prima delle tragedie”
Se oggi un ragazzo di Tor Bella Monaca, Corviale o San Basilio le dicesse “Le istituzioni qui arrivano solo quando succede qualcosa di grave”, cosa gli risponderebbe?
“Gli direi che ha diritto di pretendere una presenza diversa. Le istituzioni devono esserci ogni giorno, non soltanto quando accade una tragedia. Per questo voglio lavorare affinché i quartieri siano vissuti attraverso progetti continui: scuole aperte, attività sportive, culturali e sociali. Quando un ragazzo trova uno spazio dove crescere, imparare e coltivare i propri talenti, si costruisce una comunità più forte”
Lei si è occupata a lungo di cyberbullismo. Oggi il problema è ancora il bullismo online oppure gli algoritmi dei social stanno creando qualcosa di molto più grande?
“Il cyberbullismo resta una sfida importante, ma oggi il fenomeno è diventato molto più complesso. Gli algoritmi influenzano il modo in cui i ragazzi costruiscono la propria identità, le relazioni, la percezione del corpo e del successo. Per questo non basta vietare o controllare: serve educare. Dobbiamo investire nell’educazione digitale dei bambini, ma anche dei genitori e degli insegnanti. Solo una comunità educante preparata può accompagnare i ragazzi nel mondo digitale”.
“Il diritto più trascurato è quello di essere ascoltati”
C’è un diritto dei bambini che a Roma viene sistematicamente sottovalutato?
“Credo sia il diritto all’ascolto. Troppo spesso gli adulti decidono per i ragazzi senza chiedere cosa pensino davvero. La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia ci ricorda invece che ogni bambino ha diritto a esprimere la propria opinione sulle decisioni che lo riguardano. Ascoltare significa costruire politiche migliori e più efficaci”.
Negli ultimi anni a Roma abbiamo raccontato tanti episodi di violenza tra minorenni. Stiamo guardando solo gli effetti e non le cause?
“Sì. La violenza è quasi sempre la manifestazione di un disagio più profondo. Dietro ci sono povertà educativa, solitudine, dispersione scolastica, famiglie in difficoltà, assenza di spazi di aggregazione e modelli educativi fragili. Se vogliamo affrontare davvero il problema dobbiamo intervenire sulle cause, investendo nella prevenzione molto prima che nella repressione”.
“Una città a misura di bambino è migliore per tutti”
Roma è una città che spende milioni per grandi eventi. Se dovesse giudicare la Capitale dal punto di vista di un bambino, promuoverebbe davvero questa amministrazione?
“Ogni amministrazione può e deve fare sempre di più per l’infanzia. Gli investimenti nei bambini non sono una voce di spesa, ma il più importante investimento sul futuro della città. Il mio compito non è dare pagelle, ma collaborare affinché ogni scelta tenga conto dell’interesse superiore dei minori. Quando una città è a misura di bambino, diventa una città migliore per tutti”.
Tra dieci anni, cosa vorrebbe che un ragazzo romano dicesse ricordando Iside Castagnola come Garante dell’infanzia?
“Mi piacerebbe essere ricordata come una Garante sempre accanto ai bambini e alle famiglie, presente soprattutto nei luoghi dove troppo spesso nessuno andava. Vorrei che dicessero che la Garante non è rimasta chiusa in un ufficio, ma è entrata nelle scuole, nei quartieri, nelle periferie, ha ascoltato i ragazzi, ha dato loro fiducia e li ha resi protagonisti del cambiamento. Se riusciremo a costruire famiglie più forti, comunità più unite e ragazzi consapevoli dei propri diritti e delle proprie responsabilità, allora avremo lasciato un segno concreto nella vita di Roma“.