A Roma la censura si abbatte contro il diritto alla vita

A Roma sta diventando impossibile manifestare le proprie idee, una cappa intollerabile di censura sta avvolgendo la città.

La decisione del Campidoglio di far rimuovere un manifesto contro l’aborto e regolarmente affisso è fastidiosa. È come se si potessero portare avanti solo le battaglie gradite alla sinistra che con Gualtieri si è impadronita del Comune di Roma (grazie all’insipienza di chi poteva invece vincere, ma è altra storia).

La censura di Gualtieri su Roma

Contro l’associazione Pro Vita si è abbattuta a Roma la censura e questo non va affatto bene.

La domanda è, hanno notato anche Giorgia Meloni per Fdi e Simona Baldassarre per la Lega: cosa c’è da censurare in un messaggio a favore della vita, della natalità, dei bambini e del sostegno alle loro mamme?

C’è quasi l’idea che stia passando una fobia, la paura di vedere una donna che porta suo figlio in grembo e questo possa scuotere chissà quali animi. Un tempo le si facevano gli auguri, a quella donna incinta.

Il diritto alla vita sacrificato con la rimozione dei manifesti. Come se incitare a frenare la pratica abortiva possa essere considerato chissà quale crimine contro la legge. Lo sanno in Campidoglio quanto è rimasta inattuata quella parte della 194 che voleva far prevalere la prevenzione sull’aborto?

Contro il diritto alla vita

Sui manifesti tanto contestati (dalla sinistra faziosa) si legge Potere alle donne? Facciamole nascere!, con l’immagine stilizzata di un bimbo nel grembo materno. E’ davvero difficile poter attribuire a quelle immagini qualcosa di così violento da meritare la censura lungo i muri di Roma.

In realtà, affiora solo il retaggio culturale di una certa sinistra che ancora fatica a parlare di politiche a sostegno della natalità.

Eppure, viviamo il tempo della crisi più drammatica delle nascite e semmai occorrerebbero segnali politici opposti, di sostegno alle famiglie che vogliono mettere figli al mondo. Ma per la sinistra non si può dirlo né tantomeno parlare di diritto alla vita. Ed è uno scandalo che l’amministrazione Gualtieri si faccia propagandista dell’aborto.