A Roma l’aria è pulita? Il nuovo report smonta l’illusione: con i limiti UE 2030 arriva la resa dei conti sullo smog
Roma, la Capitale prova a raccontarsi che “va meglio”, ma l’ultima fotografia nazionale firmata dai medici per l’ambiente ISDE è tutt’altro che rassicurante. Il rapporto “Cambiamo Aria” (dati 2025) rimette l’inquinamento atmosferico al centro come priorità sanitaria, e non come fastidio stagionale da archiviare con due centraline “in regola”. Il messaggio politico è chiaro: le città italiane restano esposte e Roma non può permettersi di considerarsi un’eccezione.
La trappola dei “numeri buoni”: oggi basta, domani no
Sì, Roma oggi può esibire dati che sembrano confortanti: ARPA Lazio segnala un quadro in miglioramento e, in diversi punti, valori sotto i limiti attuali. È proprio qui che scatta l’inganno: il confronto con i limiti di oggi rischia di diventare un alibi. Perché la domanda vera non è “siamo sotto soglia?”, ma “stiamo proteggendo davvero la salute?”. E la risposta, alla luce dei nuovi standard europei, rischia di essere un sonoro no.
Il 2030 non è un orizzonte: è una scadenza (scomoda)
Il punto che la politica evita è che l’Europa ha già spostato la linea del traguardo: la Direttiva UE 2024/2881 introduce limiti più severi da centrare dal 1° gennaio 2030, più vicini alle indicazioni dell’OMS. Tradotto: molte città oggi “promosse” rischiano domani la bocciatura. E non sarà una questione di burocrazia, ma di scelte concrete su traffico, riscaldamenti, urbanistica e controlli.
Il prezzo nascosto: salute pubblica e generazioni esposte
Quando i medici insistono, non lo fanno per astrattezza accademica. L’esposizione cronica a polveri sottili e NO₂ è associata a un aumento di patologie respiratorie e cardiovascolari, con un impatto che in Italia viene stimato in decine di migliaia di decessi prematuri ogni anno. E i più vulnerabili pagano prima: bambini e adolescenti, con organismi in sviluppo, sono la cartina di tornasole di un fallimento collettivo, non una nota a margine.
Il crescendo finale: o si cambia città, o si cambia discorso
Ecco perché il tema diventa inevitabilmente politico: non basta “resistere” fino alla prossima emergenza. ISDE richiama misure strutturali—meno traffico privato, trasporto pubblico più credibile, mobilità attiva, edifici più efficienti—ma Roma continua a muoversi come se la salute fosse un capitolo accessorio, non il cuore della pianificazione urbana. L’approccio One Health non è uno slogan: è la domanda che inchioda le istituzioni. E il 2030, questa volta, non aspetta