Accordo storico con l’Albania sui migranti: è la svolta buona, se Bruxelles non ci mette lo zampino

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Il governo Meloni tira fuori una mossa a sorpresa (e da applausi) per uscire dall’emergenza sbarchi Albania e lascia intravedere un cambio di passo senza precedenti. Con un accordo storico, Giorgia Meloni firma un protocollo d’intesa con il premier albanese Rama sulla gestione dei flussi migratori.

«L’accordo prevede di allestire centri migranti in Albania», annuncia il presidente del Consiglio, spiegando che l’obiettivo è renderli operativi in primavera. In questi Cpr a regime ci potrà essere un flusso annuale complessivo di 36-39 mila persone. L’intesa, precisa Meloni, non riguarda i minori, le donne in gravidanza e i soggetti vulnerabili.

Come spiega l’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata è «un accordo tra due Paesi storicamente vicini che permette all’Italia di contare su alcune aree dell’Albania per trattenere provvisoriamente i migranti e procedere con le necessarie verifiche di frontiera e ridurre la pressione sui centri di prima accoglienza sul nostro territorio». Per il senatore di FdI si tratta di «un decisivo passo nel contrasto all’immigrazione clandestina perché fondato sulla reale e fattiva collaborazione tra Stati europei».

Gli immigrati irregolari attenderanno in Albania anziché in Italia

I minori, le donne e i soggetti fragili «sono esclusi dal trasferimento» in Albania «perché restano in piedi le regole previste dall’attuale normativa. Tutte le polemiche che ho sentito sono strumentali – precisa la sottosegretaria all’Interno, Wanda Ferro – i diritti umani sono rispettati in questo accordo siglato tra Roma e Tirana».

Per il ministro degli Esteri Antonio Tajani questa novità «rafforza il nostro ruolo da protagonista in Europa», e da FdI parlano di «dottrina Meloni». C’è da sperare che  l’Ue stavolta non metta i bastoni tra le ruote. Bruxelles, in attesa dei dettagli, si raccomanda che l’accordo «sia nel pieno rispetto del diritto comunitario e internazionale».

L’Italia userà il porto di Shengjin, all’altezza di Bari, e l’area di Gjader, 20 chilometri nell’entroterra, per realizzare entro primavera, a proprie spese, due strutture: una di ingresso, per le procedure di sbarco e identificazione; e una di accoglienza temporanea degli immigrati salvati in mare. Una vera e propria svolta. Al governo c’è la destra: ora più che mai si vede.

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