Addio a Gianfranco Rosci: uccisero un altro al posto suo il 10 marzo del 1980…

gianfranco rosci

Proprio così: Gianfranco Rosci, segretario della sezione del Msi Flaminio, sarebbe dovuto morire quel giorno del 1980. Ma al suo posto i “Compagni armati per il comunismo” assassinarono un suo vicino di casa, il cuoco Luigi Allegretti, che abitava due palazzi accanto e gli somigliava molto. Erano i giorni in cui i compagni sparavano, uccidevano, mettevano bombe, incendiavano, accoltellavano. Il giorno prima avevano messo una potentissima bomba alla sede del FdG di via Sommacampagna, scoperta per puro caso dai militanti della sede. E due giorni dopo la “Volante Rossa” avrebbe ucciso Angelo Mancia, segretario della sezione Msi Talenti. Due giorni prima c’era stata la bomba al Secolo d’Italia e quella alla casa del dirigente del Fronte Tonino Moi.

Il feroce assassinio del cuoco Allegretti, rimasto impunito

Insomma, erano mesi difficili per chiunque apparteneva e militava nel Msi. Per questo Gianfranco Rosci quella sera non dormì a casa sua, come mi raccontò lui stesso nella sede dell’Ugl dove ci vedemmo per scrivere il libro “Attivisti”. Appena seppe dell’omicidio, andò discretamente sul luogo e rimase impressionato: “Era vestito come me, i capelli come i miei, corporatura simile, poteva facilmente essere scambiato per me. Rimasi di sasso”. La cosa andò così: verso le 23,30 un Vespone bianco con due giovani a borso aspettava in via Tiepolo. Quando videro il giovane cuoco che rincasava dal lavoro, e che potreva essere scambiato per Rosci, gridarono; “Gianfranco Rosci!”. Allegretti istintivamente si voltò in direzione della voce e fu assassinato.

Un altro tentativo di omicidio dentro la sezione Flaminio

Era da tempo che la sezione Flaminio era nel mirino: bombe nei locali della sede, una già nel 1970, e nel 1975 tentarono di uccidere Rosci all’interno della sezione di via Luca Signorelli. Perché? Perché era una delle sezioni più forti di Roma, con 400 iscritti e un’agibilità totale nel quartiere. Così. il 18 aprile, quattro comunisti con i passamontagna e armi alla mano, irruppero nella sezione, dove c’erano Rosci e altri tre giovani attivisti. Li spinsero ella stanza del segretario e dissero: “Rosci, tu sarai il primo a morire, come quelli di Padova (Mazzola e Girallucci). Ma prima dacci gli schedari e tira giù il quadro di Almirante!”. E’ difficile credere che certe cose siano avvenute davvero se non si sono vissuti quegli anni, ma era così.

La reazione eroica di Rosci agli aggressori comunisti

Rosci capì che stavano per morire e giocò il tutto per tutto, con un incredibile sangue freddo. Tirò il quadro su uno dei terroristi e si gettò sul più vicino. Nel tafferuglio che seguì uno degli aggressori fu ferito dai suoi compagni alla schiena e anche Rosci e un ragazzo del Msi rimasero feriti in modo non grave. Il senatore Marchio, giunto sul luogo, impose alla polizia di far fare il guanto di paraffina ai missini, in modo che non si potessero cambiare poi le carte in tavola. E infatti loro non avevano sparato. Il comunista ferito, che aveva molti precedenti, apparteneva al famigerato collettivo di Monte Verde. Incredibilmente, poi, Rosci e gli altri tre ragazzi furono trattenuti in stato di fermo. Così andavano le cose a quei tempi…

La palestra di Angelino Rossi

Gianfranco Rosci, dirigente del Msi, consigliere della XXma, poi del Cotral e poi della Asl, su anche impegnato nel sindacato Cisnal e poi Ugl, fino all’ultimo. Rosci è uno di quelli che ha scitto la storia del Msi a Roma. Si avvicinò al partito nel lontano 1953, alla sezione Prenestino, dove abitava e dove conobbe e strinse amicizia con i più grandi attivisti romani. Vi fu portato da Claudio Santellani, colonna della sezione. Con il leggendario Angelino Rossi fondò l’Accademia pugiistica romana, in via Rivera, molto vicina al gruppo di Giulio Caradonna, e che si sarebbe distinta negli anni successivi come organo di autodifesa del Msi.

L’opera della sezione nel quartiere

Oggi la sua comunità gli ha dato l’estremo saluto nel suo quartiere di adozione, il Flaminio, la cui sezione fu aperta adirittura nel 1950 in via del Vignola, fondata tra gli altri da Adriano Menghi, combattente della Rsi. La sezione si inserì molto bene nel quartiere, grazie alla sua opera tra la gente, soprattutto in difesa dei più deboli ed emaraginati, ricevendo per questo l’appoggio popolare: il Msi infatti fu sempre il terzo partito del quartiere e una volta arrivò anche secondo. Grazie all’impegno e alla dedizione di Gianfranco Rosci e dei suoi attivisti senza paura, tra i quali voglio ricordare Alessandro Pucci, anche lui all’epoca fermato ingiustamente. La sua famiglia subì diversi attentati in casa..