Addio ad Alex Zanardi: il campione che ha sfidato tutto, anche il destino
Addio ad Alex Zanardi: il pilota è morto ieri, 1° maggio, nello stesso giorno in cui era scomparso anche Ayrton Senna. Ma Zanardi non è stato solo un pilota. E neppure solo un campione paralimpico. Alex Zanardi è stato uno di quelli che, quando parlavano, ti facevano fermare. Anche per un attimo. Anche senza accorgertene. Aveva una voce riconoscibile, diretta. E un modo tutto suo di raccontare la vita: senza filtri, senza pose. «Non sono un guru», diceva. Eppure, alla fine, lo ascoltavano tutti.
Dalla Formula 1 all’incidente: il giorno che ha cambiato tutto
La prima vita di Zanardi è stata quella della velocità. Formula 1, IndyCar, motori e sorpassi. Non sempre da protagonista, ma sempre dentro la corsa. Poi il 15 settembre 2001. Lausitzring, Germania. L’incidente. Violento, devastante. Le gambe perse, la vita appesa a un filo. Quello era il punto in cui tutto poteva finire. Invece, per lui, è stato l’inizio di altro.
Dopo l’incidente, Zanardi non ha provato a tornare quello di prima. Ha fatto una cosa diversa: è andato avanti. Ha scelto l’handbike. E da lì ha costruito una carriera nuova, piena di vittorie. Olimpiadi, Mondiali, medaglie. Tante. Ma il punto non erano i numeri. Era il modo. Sorrideva. Sempre. Anche quando raccontava il dolore. Senza farne un manifesto, senza trasformarlo in spettacolo.
Zanardi non ha mai giocato a fare il simbolo. Non gli interessava. Restava uno che parlava semplice, che ironizzava su tutto. Anche su se stesso. Raccontava di telefonate ignorate senza sapere chi fosse dall’altra parte. Poi scopriva che era il Presidente della Repubblica. E rideva. Era così. Diretto. Senza costruzioni.
L’ultimo incidente e l’addio
Il 19 giugno 2020, sulle strade della Val d’Orcia, un nuovo incidente. Questa volta in handbike. Uno scontro con un camion. Un’altra battaglia. Più lunga, più silenziosa. Oggi resta quello che ha lasciato. Non solo le vittorie, non solo i record. Ma un’idea semplice: si può cadere, anche forte. Ma si può anche tornare a muoversi. A modo proprio.
Alex Zanardi non è stato un eroe costruito. È stato qualcosa di più difficile: una persona vera, che ha fatto cose fuori dall’ordinario senza mai prendersi troppo sul serio. E forse è per questo che, alla fine, è rimasto. Anche adesso.