“Addio guerriero: per te sventolerà sempre il tricolore che tanto amavi”

funerali tricolore iacovacci (2)

Il tricolore ovunque. Scortata dai carabinieri, la salma di Vittorio Iacovacci, il carabiniere ucciso in  Congo insieme all’ambasciatore Luca Attanasio, ha raggiunto l’Abbazia di Fossanova, dove si sono celebrate le esequie. In strada, lungo l’intero tragitto, tanta gente per l’ultimo saluto tra i tricolori ovunque. Ad attendere il feretro di Vittorio Iacovacci, nel piazzale dell’Abbazia di Fossanova, centinaia di cittadini con in mano rose rosse e palloncini verdi bianchi e rossi pronti per esser liberati in cielo. Qui il vescovo di Latina Mariano Crociata, attendeva il carabiniere ucciso in Congo. Le campane accolgono l’arrivo del feretro di Vittorio Iacovacci nell’Abbazia di Fossanova. Intonata la Virgo Fidelis, la bara è avvolta dal tricolore.

Il tricolore ha salutato il carabiniere ucciso

“Qualcuno deve spiegare, non solo quel che è successo, ma perché è successo”. Lo ha detto il vescovo Mariano Crociata nella sua omelia. “Le vittime di uno stato di cose profondamente iniquo e violento, interpellano soprattutto quelle coscienze e quegli organismi e istituzioni che lo tollerano o lo alimentano” ha incalzato. “Il senso cristiano di ciò che è accaduto non va cercato lontano, ma proprio nel gesto compiuto da Vittorio e da quelli che sono stati vittime della violenza omicida insieme a lui. Egli era lì a svolgere un servizio mirato alla sicurezza di chi operava a favore del dialogo tra le nazioni – ha aggiunto il vescovo – di iniziative umanitarie di organizzazioni e uomini dedicati a cercare la pace e il benessere degli abitanti di quelle regioni dell’Africa.

Commovente omelia del vescovo

Proprio nello svolgimento di tale servizio e proprio da parte di quelli a favore dei quali operava, è venuta contro Vittorio la violenza che lo ha portato alla morte”.  “Non leggiamo in questa vicenda, come in filigrana, quello che è avvenuto a Gesù? – continua il vescovo dall’altare -. Anche lui si spendeva con la parola e i gesti, con tutta la sua persona, per il bene di quelli che poi lo hanno, alla fine, ricambiato mettendolo in croce”. “Il gesto di Vittorio, consapevole del rischio che correva abbracciando questo servizio, assume un valore incommensurabile nel suo accostamento a quello di Gesù, perché – ha detto il vescovo Crociata – pur in mezzo al dolore più straziante e inconsolabile, ci parla del senso della vita, della nostra vita, di noi che viviamo in relativa serenità e sicurezza rispetto a chi è esposto a immani violenze e sopraffazioni.

Da Vittorio il senso cristiano della vita

Vittorio ci richiama e ci fa rivivere il senso cristiano della vita, che noi credenti in Gesù riconosciamo perfettamente in lui nostro Signore: ci siamo a questo mondo per metterci al servizio del bene gli uni degli altri. Viviamo veramente – ci dice Gesù, e ora anche Vittorio – non se pensiamo solo a noi stessi, ma se impariamo ad aiutarci gli uni gli altri, a metterci al servizio gli uni degli altri, a capire che dedicarsi al bene degli altri è la fonte del bene e della gioia più grandi che possiamo cercare nella vita”. “La nazione intera, e non solo la nostra, si è stretta attorno a coloro che sono caduti vittime di una violenza insensata, attorno a Vittorio e alla sua famiglia, al papà e alla mamma, alla sorella, al fratello, alla fidanzata. Una famiglia, peraltro, a cui lo Stato deve molto”.

La fidanzata: lasci un vuoto incolmabile

“Talvolta la vita è ingiusta, ti mette di fronte a fatti e situazioni talmente più grandi di te che ti ritrovi disarmato e non riesci a decifrarli, ad analizzarli, a spiegarli. Sono frangenti interminabili che si susseguono. Amore mio, che hai fatto della tua passione un lavoro, che sei stato figlio esemplare, fratello ineguagliabile e compagno straordinario per il nostro progetto di vita meraviglioso, lasci nei cuori un vuoto incolmabile”. Sono le parole strazianti pronunciate dal pulpito dell’Abbazia di Fossanova al suo Vittorio dalla fidanzata Domenica con la quale il carabiniere ucciso in Congo era legato e con la quale avrebbe dovuto sposarsi.

Resterai indelebile, grazie

“Resterai indelebile, il tuo sorriso, tuoi occhioni verdi, felici, i tuoi modi garbati che ti rendevano adeguato in ogni circostanza, il tuo cuore grande, l’amore smodato per i nostri nipoti, la voglia di fare, il tuo grande altruismo sono per noi motivo di orgoglio. Alessia ti vuole un gran bene e Delio ti ama, anche se non me lo dice. Il tuo lavoro era la tua vita – continua – ci hai sempre creduto, hai sempre voluto migliorarti. E a me, che sempre ti domandavo di raccontarmi, ‘non posso’ mi rispondevi”.

Per te sventolerà sempre il tricolore

“Ti dico grazie, perché da te ho imparato tanto, mi sei rimasto sempre accanto. Non hai mai capito abbastanza quanto fossi importante per me, perché in fondo nemmeno io so quantificare quanto lo eri. Ora ci lasci da eroe come desideravi – conclude la fidanzata di Iacovacci – hai commosso il mondo, tutti hanno avuto un pensiero per te. Non è un addio, è un arrivederci. A te, guerriero, che sei la nostra scorta armata dai cieli, il nostro angelo custode. Per te sventolerà sempre il tricolore che tanto amavi, te lo prometto”.

Palloncini tricolori liberati in cielo e applausi a rompere il silenzio commosso al termine delle esequie di Vittorio Iacovacci, celebrate dal vescovo Mariano Crociata nell’Abbazia di Fossanova, a pochi passi da Sonnino, il paese natale del carabiniere ucciso in Congo insieme all’ambasciatore Luca Attanasio.

 

Per approfondire