Aeroporto di Fiumicino, maxi piano da 9 miliardi: quarta pista, nuovi terminal e la sfida della riserva naturale

Fiumicino, l'aeroporto, rendering del nuovo progetto

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Aeroporto di Fiumicino, il “Leonardo da Vinci” vuole diventare uno dei grandi hub europei del Mediterraneo. Il progetto di espansione messo a terra da Aeroporti di Roma prevede investimenti complessivi nell’ordine dei 9 miliardi. Con l’obiettivo dichiarato di raddoppiare la capacità: dai circa 50 milioni di passeggeri annui fino a quota 100 milioni nel medio-lungo periodo. Non si tratta soltanto di “una pista in più”. La strategia è trasformare lo scalo in una piattaforma capace di attrarre più lungo raggio, consolidare i collegamenti intercontinentali e aumentare l’indotto logistico, turistico e commerciale collegato.

La quarta pista dell’aeroporto di Fiumicino: come sarà e perché è considerata decisiva

Nel cuore del masterplan c’è la realizzazione della quarta pista, progettata per operazioni avanzate e per sostenere la crescita dei movimenti in sicurezza anche in condizioni meteo complesse. I dettagli tecnici parlano di una pista lunga circa 3.300 metri, con standard operativi elevati e sistemi per l’atterraggio strumentale di categoria alta. Previsti anche interventi di drenaggio e trattamento delle acque, opere idrauliche sui canali e lavorazioni geotecniche pensate per gestire terreni delicati. L’idea è distribuire meglio traffico e rotte, alleggerendo la pressione sulle infrastrutture esistenti e aumentando la resilienza complessiva dello scalo.

Non solo voli: nuovi terminal, piazzali e collegamenti interni

L’espansione è un pacchetto articolato. Nuovi piazzali per gli aeromobili, aree operative aggiuntive, riassetto degli spazi airside e la prospettiva di un nuovo terminal che sposti il baricentro aeroportuale verso Est. In parallelo, il progetto include l’evoluzione della mobilità interna, con collegamenti rapidi tra le diverse aree, e un ridisegno della viabilità di servizio. In sintesi: Fiumicino punta a crescere “in modo ordinato”, evitando che l’aumento dei passeggeri si traduca in colli di bottiglia su gate, parcheggi aerei e flussi di imbarco/sbarco.

La domanda cruciale: il progetto toccherà la riserva naturale?

Sì: è il nodo più sensibile e più discusso. L’area interessata ricade in parte nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano e la realizzazione della quarta pista viene associata a un intervento di riperimetrazione/deperimetrazione. Le stime circolate parlano di un impatto che può arrivare a circa 150 ettari all’interno dell’area protetta, mentre l’estensione complessiva delle opere e delle trasformazioni territoriali viene descritta come più ampia. È su questo punto che si concentrano timori e opposizioni: consumo di suolo, frammentazione degli habitat, effetti su fauna e biodiversità, oltre al tema del rumore e delle emissioni.

Compensazioni “green”: parco archeologico e riduzione del rumore

La risposta del masterplan passa dalle compensazioni: tra le promesse più forti c’è la nascita di un parco archeologico di decine di ettari, presentato come spazio fruibile e attrezzato, con percorsi ciclopedonali e un collegamento ideale tra aree storiche e culturali del territorio. Sul fronte acustico, invece, l’argomento è la redistribuzione delle operazioni: spostare parte dell’attività verso Est e ripensare l’utilizzo di alcune piste esistenti viene presentato come leva per ridurre in modo significativo l’impatto del rumore sulle zone abitate. È una partita tecnica e politica, perché le riduzioni reali dipendono da rotte, procedure, orari e scelte operative.

Economia, lavoro, record di traffico: la spinta (e il fronte del “no”)

I sostenitori puntano su numeri importanti: migliaia di posti di lavoro in fase di cantiere e un indotto potenzialmente molto più ampio su scala nazionale, con ricadute su turismo, servizi e commercio internazionale. Sullo sfondo ci sono anche i record dello scalo: crescita dei passeggeri, picchi giornalieri e un’estate con volumi altissimi che alimentano la tesi della “saturazione” futura. Dall’altra parte, i comitati contrari chiedono alternative: ottimizzare l’esistente, evitare di intaccare l’area protetta, e valutare soluzioni diverse per la capacità aeroportuale del Centro Italia. Il confronto, oggi, si gioca soprattutto su una domanda: sviluppo necessario o espansione evitabile?