Albano, sabato di protesta contro la discarica della Raggi
Sabato mattina di protesta ad Albano, località Roncigliano. Dove c’è l’impianto di trattamento di rifiuti chiuso per un incendio dal 2016. Che però è ancora autorizzato dalla regione Lazio fino al 2024. E che potrebbe avere una capacità residua di circa 250 mila metri quadrati. Che a breve rischiano di venire riempiti dalla spazzatura di Roma. Infatti la sindaca Raggi ha individuato proprio Albano come unica soluzione per levare l’immondizia dalle strade della Capitale. E insieme all’assessora Katia Ziantoni sta preparando un’ordinanza. Che autorizzerà la riapertura dello stabilimento. Almeno fino a che l’emergenza non sia superata. Questo è l’asso che la prima cittadina vorrebbe calare già il prossimo mercoledì 14 luglio. Quando Comune, Città metropolitana e Regione si ritroveranno di nuovo al tavolo con il ministro per la Transizione ecologica Cingolani. E dovranno prendersi degli impegni. Roma capitale, ad individuare l’area per la discarica definitiva a servizio dell’Urbe. E la squadra di Zingaretti, a rifare il Piano dei rifiuti.
Ma contro la soluzione temporanea di Albano, il sindaco Massimiliano Borrelli ha portato in piazza centinaia di persone. Cittadini comuni e associazioni, al di là degli schieramenti politici. Dopo che il consiglio comunale della cittadina castellana aveva votato all’unanimità contro la riapertura del vecchio impianto. E in piazza c’erano anche i sindaci di Ardea, di Genzano e di Castelgandolfo. Oltre al delegato di Lanuvio. Per dire che la provincia non diventerà mai la discarica di Roma.
Ad Albano la differenziata funziona. E adesso nessuno vuole la spazzatura di Roma
“Chi come noi indossa questa fascia è il Sindaco di tutti i cittadini e opera per il bene del suo territorio. L’arroganza del sindaco di Roma è rivolta non solo a noi, ma a tutti i Sindaci dell’Area Metropolitana. Oggi si parla di Albano, ma domani toccherà ad altri. Per questo oggi siamo qui in tanti, e ringrazio quelli presenti e quelli che hanno scritto manifestando la loro solidarietà” ha detto Massimiliano Borelli, sindaco di Albano. “Chi si assumerà la responsabilità di riaprire una discarica chiusa da anni, con documenti dell’Arpa che affermano che ci sono problemi nelle falde idriche e che può ricevere solo rifiuti pre – trattati? Chi firma un documento del genere deve sapere cosa rischia. I nostri non sono capricci di cattivo vicinato, ma suffragati da carte di organi terzi. Ho chiesto, insieme agli altri Sindaci dell’ex bacino, un incontro al Prefetto, che spero di avere nei prossimi giorni” ha aggiunto. E poi le amare conclusioni.
”Per ultimo, ma non meno importante, c’è una questione culturale. Noi tutti abbiamo faticato per arrivare ad una raccolta differenziata di buon livello. E’ costato impegno, tempo, sacrificare spazi delle nostre abitazioni per differenziare, ma oggi abbiamo raggiunti obiettivi lusinghieri. Lo stesso vale per la Capitale d’Italia, che ha perso cinque anni di tempo prezioso. E ancora oggi va cercando di scaricare responsabilità e problemi fuori dal GRA. Troverà comunità unite contro questa ipotesi. Cittadini che hanno a cuore il loro territorio e la propria salute”.
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