Alberi di Roma, la marcia dei cittadini: “Depositato un nuovo esposto, con raccolta firme, contro bugie e sabotaggi”


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Roma, l’associazione CURAA continua a tenere alta l’attenzione sugli abbattimenti degli alberi capitolini, giudicati troppo ‘facili’ e non adeguatamente giustificati sul piano tecnico. L’ultima iniziativa si è svolta domenica 29 marzo, con una marcia partita da piazza Carpegna e arrivata lungo via Gregorio VII fino all’area di San Gregorio VII, ai piedi del Vaticano. Al corteo hanno preso parte centinaia di cittadini, comitati e associazioni, mobilitati per difendere i pini storici di uno dei viali più riconoscibili del quadrante Aurelio.

La richiesta: fermarsi un momento prima delle motoseghe

La protesta, però, non va letta come un semplice rifiuto di ogni abbattimento. Il messaggio che emerge dalla mobilitazione è più preciso. Prima di rimuovere alberi maturi e identitari, servono verifiche chiare, documenti accessibili e motivazioni comprensibili ai cittadini. In questi giorni, attorno alla protesta è tornata a muoversi anche una raccolta firme. Mentre l’associazione CURAA ha aderito all’esposto presentato dal Codacons in Procura il 25 marzo, chiedendo controlli più stringenti sugli abbattimenti e una maggiore attenzione ai cantieri. In particolare quelli legati alla Metro C e alle aree del centro storico e di Prati.

Daniele Giannini e un dossier che va avanti da mesi

Alla manifestazione era presente anche Daniele Giannini, che da tempo segue pubblicamente la vicenda alberi. La sua presenza non arriva all’improvviso. Già nel giugno 2025 era intervenuto sul caso Gregorio VII schierandosi contro l’ipotesi di un taglio esteso dei pini. In una fase in cui residenti e comitati parlavano di 156 esemplari a rischio e il Campidoglio replicava che gli abbattimenti previsti fossero soltanto tre, tutti su circonvallazione Aurelia e classificati come ad alto rischio di crollo. Il fatto che un esponente politico continui a presidiare queste mobilitazioni segnala che il tema non è più locale, ma ormai pienamente cittadino.

Il vero scontro: sicurezza pubblica contro fiducia pubblica

Qui sta il cuore del problema. Roma rivendica una linea fondata sulla sicurezza. Per i Fori Imperiali, a febbraio, il tavolo tecnico ha disposto la rimozione selettiva di 12 pini sui 36 già analizzati, ritenuti incompatibili con la sicurezza. Mntre il Comune continua a pubblicare avvisi di abbattimento urgente in varie aree della città, da villa Borghese a Castel Sant’Angelo, dal Parco degli Scipioni a viale Giotto. Dall’altra parte, associazioni e residenti contestano soprattutto il metodo. Sostengono che i controlli siano poco trasparenti e che il ricorso all’abbattimento diventi troppo spesso la scorciatoia di fronte a cantieri, vincoli e manutenzioni mancate. Il Tar del Lazio, il 17 marzo, non ha però concesso la sospensione urgente chiesta da CURAA sugli abbattimenti nel centro storico, rinviando la discussione a metà aprile.

Sullo sfondo c’è la Procura di Roma

Ed è questo il punto che rende la vicenda più ampia della sola Gregorio VII. La Procura di Roma ha già chiuso una maxi inchiesta sui crolli di rami e alberi avvenuti tra marzo 2023 e marzo 2024. 23 persone rischiano il processo e sotto esame ci sono complessivamente 614 episodi, con accuse che, a seconda delle posizioni, vanno dal disastro colposo all’omicidio colposo. A gennaio 2026, inoltre, è stata chiusa anche l’indagine sulla morte di Francesca Ianni, travolta da un albero in un parco di Colli Aniene nel dicembre 2024. È dentro questo quadro che la città si divide. Dopo anni di manutenzione contestata e crolli reali, ogni abbattimento viene ormai letto come una decisione che deve essere dimostrata, non semplicemente annunciata.

Perché la partita riguarda tutta Roma

La marcia del 29 marzo, dunque, parla di Gregorio VII ma racconta qualcosa di più grande, ossia una domanda di credibilità pubblica sulle potature, sugli abbattimenti e sulle sostituzioni. La questione non è scegliere fra sicurezza e ambiente, come spesso accade nel dibattito più superficiale. La vera domanda è un’altra: Roma riuscirà a dimostrare, albero per albero, che ogni taglio è davvero inevitabile? Fino a quando questa risposta non sarà percepita come limpida, le marce, gli esposti e le firme continueranno.