Se il nuovo è Alessio D’Amato, in regione 5 anni prima di Storace

Nuovo D’Amato

Ci manca solo il “nuovo” Alessio D’Amato alla presidenza della regione Lazio. Ormai è cominciata la sarabanda dei candidati che sgomitano, quelli che sventolano i sondaggi compiacenti e pure questa sinistra li esibisce al posto dei volantini del tempo che fu.

L’idea di D’Amato presidente fa sorridere un po’, soprattutto quelli che lo conoscono molto bene. Alla regione è arrivato addirittura cinque anni prima di Storace, il che fa capire che non sia esattamente il nuovo. Ventisette anni orsono…

Alessio D’Amato non è il nuovo

Poi, diventato presidente lo stesso Storace, se lo trovò di fronte come oppositore, quando D’Amato il nuovoraccontano le cronache di allora si dilettava di Amazzonia (incappò persino in una brutta storia con la Corte dei Conti, che ancora pretende quattrini dalle sue tasche).

Successivamente, diventò esperto di sanità per volontà di Nicola Zingaretti. Prima come dipendente in una miracolistica cabina di regia, poi come assessore. Vanta di aver sconfitto il Covid e anche questo suscita ilarità in una battaglia che è stata planetaria.

La diffamazione come metodo

Alessio D’Amato ha anche trovato il modo di pubblicare un libraccio – la lingua italiana non è un pregio di tutti – per diffamare la giunta di destra e ogni tanto riesce fuori con la cosiddetta Lady Asl, che stava da quelle parti persino al tempo di Badaloni e ci restò anche con Marrazzo. I magistrati che se ne occuparono sentirono Storace solo come teste in una sola occasione in istruttoria, lui fa finta di non ricordarselo.

Ma alle bugie bisogna farci il callo e se D’Amato intende fare campagna elettorale screditando chi ha governato con onore il Lazio i tribunali saranno intasati dalle querele.

Del resto, non se ne potrà lamentare, perché anche lui è uno che con le denunce contro gli  avversari politici non va per le spicce. E rischia di andargli male proprio nel pieno della campagna elettorale.

L’unico vantaggio che ha per ora è quello che il centrodestra non sa ancora che pesci prendere e chi candidare. Ma è un film a cui siamo tristemente abituati. E questa sinistraccia ringrazia.

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