Allagamenti a Roma sud, la risposta della Giunta Gualtieri a Virginia Raggi è un manuale del perfetto ‘scaricabarile’
Roma, la risposta firmata l’11 marzo dall’assessora capitolina ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini all’interrogazione di Virginia Raggi sugli allagamenti che hanno falcidiato il Municipio IX a gennaio scorso non porta in dote un piano straordinario anti-allagamenti, non indica un cronoprogramma di opere strutturali, non annuncia nuovi stanziamenti per rafforzare fognature o costruire vasche di laminazione, non fissa responsabilità politiche nette. Al contrario, mette in fila spiegazioni tecniche generiche, distinguo amministrativi, competenze divise tra uffici e presunte cause esterne. È questo il dato politico che salta agli occhi prima di tutto il resto.
Il perfetto manuale dello ‘scaricabarile’ politico
Basta leggere il merito della risposta per capire il copione politico. Per la Giunta Gualtieri, su via Castel di Leva, il Campidoglio sostiene che l’allagamento nel tratto all’altezza di largo Montanari sarebbe stato provocato non da una mancata captazione delle griglie, ma da acqua e fango provenienti dai terreni circostanti, con la strada collocata a quota inferiore rispetto alle aree vicine.
Su via Ardeatina, invece, il problema viene ricondotto dal Campidoglio per due volte all’esondazione del fosso della Cecchignola, con un presunto reticolo idraulico andato in crisi per eventi meteorici eccezionali. Su via di Vigna Murata, infine, l’amministrazione ridimensiona quasi del tutto il quadro: nessuna criticità imputabile ai ricettori idraulici. Salvo un singolo allagamento al civico 306, dove il condominio sarebbe a quota più bassa e le griglie private non avrebbero retto l’afflusso d’acqua.
A chiudere, la nota ricorda che le tre strade sono state ripavimentate nel 2024-2025 e interessate da pulizie e manutenzioni periodiche. È una risposta che descrive le cause, ma evita accuratamente di ammettere che il problema, evidentemente, resta aperto.
Raggi coglie nel segno: responsabilità politiche evidenti
Ed è proprio qui che Virginia Raggi colpisce nel segno. Perché il punto della sua iniziativa politica, rilanciata dalla Lista Civica nel IX Municipio, non era sapere se il fango venisse da un terreno, da un fosso o da una quota altimetrica sfavorevole. Il punto era un altro. Dopo anni di allarmi, cosa ha fatto davvero il Campidoglio per impedire che ogni ondata di pioggia trasformi Roma sud in una sottospecie di zona di guerra? Il tenore dell’interrogazione, già a gennaio, era chiarissimo: basta interventi tampone, basta rincorrere gli eventi, servono misure definitive “e non in emergenza”.
Il contesto dopo ogni pioggia: Roma si allaga troppo spesso
Il contesto, del resto, inchioda l’amministrazione più della risposta stessa. Il 5 gennaio Roma Capitale pubblicava l’allerta meteo per il maltempo e, nello stesso giorno, diffondeva un avviso specifico sul Municipio IX. Diverse aree, “oltre quelle già interessate da criticità”, avrebbero potuto subire fenomeni di allagamento, con l’invito a evitare sottopassi, locali interrati e seminterrati e a limitare le uscite. Quel passaggio pesa come un’ammissione preventiva. Se il Comune stesso riconosce che esistono zone già note per le criticità idrauliche, allora non si è di fronte a un incidente imprevedibile, ma a un problema strutturale conosciuto.
200 interventi in 24 ore e Roma sott’acqua
E infatti i fatti di quei giorni raccontano una città che non ha retto. La Polizia Locale registrò circa 200 interventi in 24 ore. Vennero chiusi tratti di via Ardeatina, tra via Andrea Millevoi e via di Tor Pagnotta e tra via Falcognana e via Castel di Leva. In via Ardeatina 628 due camionisti rimasero intrappolati nei loro mezzi e furono soccorsi dai vigili del fuoco. Aa Trigoria due ragazze furono salvate da un’abitazione allagata; nelle cronache locali comparvero anche auto semisommerse in via di Vigna Murata. Altro che episodio isolato: il Municipio IX apparve come uno dei punti più fragili della Capitale sotto l’urto del maltempo.
La Giunta Gualtieri rafforza la tesi dell’ex sindaca Raggi
Per questo la risposta di Segnalini, letta politicamente, finisce per rafforzare la tesi di Raggi invece di smentirla. Perché quando una replica istituzionale si concentra soprattutto su ciò che non dipenderebbe dal Campidoglio — terreni privati, fossi, terreni scoscesi, competenze municipali, competenze metropolitane, griglie private, eventi eccezionali — sta già dicendo, in controluce, che una regia pubblica davvero risolutiva ancora non si vede. E per i residenti di Castel di Leva, Ardeatina e Vigna Murata la questione è brutale nella sua semplicità. Se dopo ripavimentazioni, manutenzioni e criticità note basta ancora una grande pioggia per far saltare viabilità, sicurezza e quotidianità, allora il problema non è stato risolto. È stato soltanto ‘raccontato meglio’.