AMA chiede 200 milioni al Campidoglio: prima ‘rata’ da 100 entro marzo 2026: Roma rischia un nuovo maxi-debito

Sullo sfondo, un furgoncino Ama, in primo piano il sindaco Gualtieri e il presidente Ama Bruno Manzi - www.7colli.it

Contenuti dell'articolo

Ama – la municipalizzata dei rifiuti di Roma – si è presentata alla porta del Campidoglio per bussare e chiedere a Gualtieri e alla sua Giunta 200 milioni di euro di aumento di capitale, con una prima tranche da 100 milioni da versare entro marzo 2026. La richiesta è scritta nero su bianco nel Piano di Gestione Annuale 2026, datato Roma, 17 dicembre 2025.

La risposta della Giunta Gualtieri (assenti, ironia della sorte, proprio il primo cittadino insieme alla sua vice Silvia Scozzese che è anche la delegata al Bilancio di Roma Capitale) è stata ‘Sì’. Il voto della della Giunta Gualtieri è arrivato a fine anno, il 31 dicembre (il documento è stato pubblicato solo oggi, 13 gennaio, lo inseriamo in formato scaricabile alla fine di questo articolo).

Un passaggio tecnico che apre a una domanda politica: chi mette i soldi e con quali strumenti, mutuo, finanziamenti esterni di Governo nazionale, Regione, etc? Roma, difatti, resta indebitata e non ha disponibilità siffatte.

La timeline: 28 marzo 2026 e la “prima rata”

Nel piano AMA (inseriamo anche tale documento in formato scaricabile alla fine di questo articolo) ricorda che il contratto di servizio più importante, quello su rifiuti e igiene urbana, scade il 28 marzo 2026. Proprio per questo il 2026 viene trattato da Ama come ‘anno-ponte’. Prima il piano annuale, poi – “in coincidenza della stipula del nuovo Contratto di Servizio” – il nuovo documento pluriennale. In mezzo, la frase che cambia tutto: aumento di capitale “fino a 200 milioni”, con “100 milioni previsti già nel 2026“.

Perché AMA vuole soldi: i ‘soliti’ investimenti

AMA lega l’operazione a una motivazione tecnica: servirebbe “un rafforzamento patrimoniale” per sostenere gli investimenti e migliorare il servizio. Il piano, infatti, mette sul tavolo un pacchetto investimenti 2026 da 97,9 milioni (mezzi, contenitori, sedi, software e digitalizzazione). Tradotto: la “prima rata” da 100 milioni sembrerebbe cucita addosso al fabbisogno di cassa per far partire (o non fermare) il motore degli acquisti.

Il nodo debiti AMA: +115 milioni in un anno

Il punto è che la richiesta arriva con un macigno sullo sfondo: l’esplosione dei debiti AMA. Secondo ricostruzioni basate su carte societarie, i debiti sarebbero saliti da 151 milioni (2022) a 171 milioni (2023) fino a sfiorare 287 milioni nel 2024, con un incremento di 115 milioni in un solo anno solare, il 2024. Mentre i debiti accumulati nell’anno 2025 – stranamente – non sarebbero stati ancora resi pubblici. Un contesto che rende politicamente sensibile qualsiasi “ricapitalizzazione”: perché per l’opinione pubblica il confine tra investimento e copertura di fragilità pregresse è sottilissimo.

Campidoglio e la “cassa di sicurezza”: 16,7 milioni per vecchi conguagli

E mentre AMA chiede capitale ‘fresco’, Roma è costretta a muoversi con strumenti da ‘emergenza’, come ricordato in apertura. La delibera di Giunta n. 515 del 30 dicembre 2025 (pubblicata 8 gennaio 2026) autorizza un pagamento da 16,7 milioni ad AMA per la “riconciliazione” dei contratti 2017-2024, attingendo al Fondo Passività Potenziali–Fondo di Riserva di Cassa: la “cassa di sicurezza”. Dettaglio non secondario: la lista delle prestazioni saldate non risulta immediatamente leggibile e la cornice richiamata (Memoria di Giunta 21 marzo 2024) è irreperibile.

Il rischio “maxi mutuo”: 200 milioni e un Comune già in tensione

Qui nasce la domanda che rimbalza nei corridoi: l’aumento di capitale da 100 milioni più altri 100 pre elezioni 2027 – come verrebbe finanziato? L’ipotesi evocata da più osservatori è quella di un nuovo indebitamento, un “maxi mutuo” di fatto. Soprattutto se la ricapitalizzazione dovesse davvero arrivare a 200 milioni oltre i 100 previsti nel 2026, ed altrettanti nel 2027, appena prima delle elezioni amministrative.

I rifiuti di Roma, oro per i privati, zavorra per il pubblico: ma perché?

A rendere tutto più delicato c’è il fattore governance: sullo sfondo restano atti “last minute” e controlli affidati a grandi revisori (con incarichi pluriennali). Mentre i conti, tra Comune e partecipata, sembrano spesso rincorrersi a colpi di ‘conguagli’.

E mentre il Campidoglio porta un ‘fedelissimo’ alla guida della Ragioneria capitolina, come da noi ricostruito in un nostro recente articolo, resta una domanda: ma come è possibile che i privati a Roma e dintorni diventino ricchi con i rifiuti della capitale – definiti non a caso l’oro di Roma – mentre invece il pubblico continui a perdere centinaia di milioni di euro all’anno senza che – tra l’altro – venga pubblicato da sindaco e Giunta nemmeno un post social o uno straccio di comunicato stampa per spiegare la situazione? Come diceva qualcuno, ai posteri l’ardua sentenza.