Ama fa flop, il Campidoglio la multa. Tanto pagano i Romani


Clamoroso flop dell’Ama, l’azienda ex municipalizzata addetta alla raccolta e al trattamento dei rifiuti di Roma. E a verificare il fallimento stavolta non è qualche inchiesta condotta da consiglieri di opposizione. E neppure una delle tante denunce che arrivano da cittadini esasperati. Praticamente sepolti sotto i rifiuti. Ma è la stessa società di via Calderon de la Barca a dare i numeri. Nel Piano finanziario 2020, quello che va inviato all’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali. Per fare tutte le valutazioni del caso. E dare un punteggio ad ogni prestazione fornita. Prima di inoltrate tutto al Campidoglio, che ha il dover di verificare se gli obiettivi previsti nel contratto di servizio sono stati raggiunti. E in caso contrario di multare l’azienda. Ecco, una cosa all’Ama bisogna almeno riconoscerla. L’onestà intellettuale. Perché tutti gli indicatori sono molto al di sotto degli standard previsti dal contratto. Con dei picchi in negativo per la pulizia e li lavaggio delle strade e delle aree vicine ai cassonetti. Ma tanto, a via Calderon de La Barca faranno spallucce. Arriverà la multa del Comune, certo. Come già successo gli scorsi anni. E aumenterà la Tari. Come dire, Ama sbaglia e pagano i cittadini romani. 313 euro in media a famiglia, la tariffa più alta d’Italia. Per un servizio che non funziona. Come ammette candidamente la stessa azienda.

Disastro su pulizia delle strade e cassonetti. E la differenziata si ferma al 45 per cento, la Raggi prometteva il 70

Disastro Ama su quasi tutte le voci che compongono il contratto di servizio. Quel documento nel quale il Campidoglio fissa gli obiettivi minimi che l’azienda deve raggiungere. In termini di soddisfazione media percepita dai cittadini. E facciamo subito qualche esempio, per capire le dimensioni del flop.  Sulla pulizia e il lavaggio delle strade, bisognerebbe raggiungere almeno il 92 per cento di gradimento. E invece siamo fermi al 65. Che sembra un numero perfino elevato, considerato lo stato in cui versa la città. Sulla fruibilità dei cestini l’azienda dichiara un 86 per cento, contro il limite minimo di 94 per evitare la multa. Mentre sul decoro degli stessi secchioni, gli indicatori si fermano a un modesto 77. Dati aziendali, è bene ricordarlo. Perché la realtà che i Romani vedono ogni giorno è molto peggiore. Ma il vero disastro sta nella raccolta differenziata, che doveva essere il punto di svolta dell’amministrazione a cinque stelle. E che invece è ferma al palo.

Roma sempre più sporca. Scaricabarile tra Ama, sindacati e Raggi

Vergogna, per pagare le multe Ama aumenta le bollette

Già nella relazione per il 2020 confezionata dalla direttrice della competente Direzione rifiuti del Campidoglio Laura d’Aprile gli obiettivi sulla raccolta differenziata nella Capitale si erano molto ridimensionati. Il 50 per cento, corrispondente a quanto indicato nel piano finanziario avevano dichiarato dal Comune. Ma neanche questa previsione pessimistica è stata raggiunta. Infatti la differenziata si è fermata a un tristissimo 45 per cento, mettendo Roma agli ultimi posti tra le grandi città europee. E pensare che l’ex assessore Pinuccia Montanari nel Piano triennale 2017 2020 aveva fissato l’asticella al 70 per cento. Ma quel sogno del ‘rifiuto zero’ sembra essere lontanissimo. E si torna a parlare di discariche, come nella ipotesi contestatissima di Monte Carnevale. Con i grandi vecchi del settore che rialzano la testa. Insomma un fallimento clamoroso vara Raggi, altro che Romani zozzoni. Intanto però per Ama scattano le multe, oltre 10 milioni nel 2018. E l’azienda alza le tariffe per andare in pari. Tanto a pagare, c’è sempre Pantalone. Ovvero il povero contribuente romano. Come si suol dire, cornuto e mazziato.

https://www.ilmessaggero.it/roma/news/rifiuti_roma_ama_raggi_ultime_notizie_oggi_27_settembre_2020-5487256.html

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