Ama, la protesta non si placa e arriva in Campidoglio: secondo sciopero e lavoratori contro “Comune e dirigenti”
Roma, i lavoratori Ama non arretrano, così dopo lo sciopero dell’11 maggio e il presidio davanti alla sede dell’azienda in via Calderon de la Barca, la protesta cambia indirizzo e punta direttamente al cuore politico della città: il 12 giugno è stato annunciato un nuovo sciopero con presidio sotto il Campidoglio. Una scelta che sposta la vertenza dal tavolo aziendale a quello della Giunta Gualtieri, chiamata ora a rispondere sul futuro della municipalizzata dei rifiuti.
Dalla sede Ama al Palazzo: il bersaglio ora è la politica
Il passaggio non è soltanto simbolico. Secondo il sindacato USB, dopo la mobilitazione di maggio si è svolto un incontro con la Direzione generale di Roma, ma le risposte ricevute non avrebbero soddisfatto i lavoratori. Da qui la decisione di presentarsi sotto la sede dell’amministrazione capitolina. Il messaggio è netto: per chi protesta, il problema non riguarda più soltanto le scelte interne dell’azienda, ma anche il controllo politico esercitato dal Campidoglio sulla sua partecipata.
Domeniche e festività, il nodo che incendia la vertenza
Al centro dello scontro c’è il progetto aziendale che, secondo il sindacato, trasformerebbe domeniche e festività in normali giornate lavorative, comprimendo riposi e tempi di vita del personale. USB contesta inoltre l’ipotesi di accordo sottoscritta da Cgil, Cisl, Uil e Fiadel, sostenendo che in diversi luoghi di lavoro sarebbe stata bocciata con percentuali molto alte. La linea del sindacato è chiara: la pulizia della Capitale non può essere rilanciata scaricando il peso dell’organizzazione sui dipendenti.
Ama, la governance finisce sul banco degli imputati
Ed è proprio qui che la protesta diventa un caso politico. Ama non è una società qualsiasi: lavora per conto di Roma sui rifiuti, sui servizi urbani, sui cimiteri e sulla Tari. Il presidente è Bruno Manzi, nominato su indicazione del socio unico, mentre il consiglio di amministrazione risulta in scadenza nel 2026, con l’approvazione del bilancio 2025. In altre parole, mentre l’azienda viene raccontata come pilastro della trasformazione ambientale della città, i lavoratori bussano al Campidoglio denunciando una gestione che, a loro giudizio, peggiora le condizioni quotidiane di chi tiene pulita Roma.
Il cortocircuito dopo la vetrina istituzionale
La nuova mobilitazione arriva, peraltro, a pochi giorni dall’evento “Ama. Ieri, oggi e domani”, promosso per presentare ai cittadini il percorso di innovazione dell’azienda. In quell’occasione Manzi aveva definito i dipendenti un “patrimonio prezioso”, mentre l’amministrazione Gualtieri aveva rivendicato il rafforzamento del sistema cittadino dei rifiuti. Ora, però, la piazza sindacale rischia di incrinare quella narrazione: se i lavoratori protestano sotto Palazzo Senatorio, la domanda diventa inevitabile. Chi governa Ama sta davvero ascoltando chi ogni giorno lavora sulle strade della Capitale?
La sfida alla Giunta: non bastano annunci e progetti
Per USB, servono mezzi efficienti, investimenti, una diversa organizzazione del lavoro e una dirigenza all’altezza delle necessità della città. La vertenza, dunque, non riguarda soltanto turni e festività: investe il modello con cui il Campidoglio intende governare la principale azienda dei rifiuti di Roma. Il 12 giugno la protesta arriverà sotto le finestre della Giunta. E per l’amministrazione Gualtieri sarà più difficile sostenere che la crisi resti confinata negli uffici Ama.