Ama, tre morti di covid in una settimana. E gli operatori si fermano per protesta

Nicola Barbato, Pino Raso e Pietro Addesse. Sono loro i tre dipendenti Ama morti di Covid nell’ultima settimana. Che fanno salire a cinque il numero delle vittime dell’epidemia nell’azienda dei rifiuti capitolina. Il primo lavorava al deposito Salario, gli altri due erano capi-squadra a Tor Pagnotta. Il covid li ha uccisi a poche ore di distanza uno dall’altro e, almeno per i cas di Tor Pagnotta, tra i colleghi c’è il forte sospetto che abbiano contratto l’infezione sul posto di lavoro. Una tesi che Ama non accetta, e sulla quale la stessa azienda ha voluto dire la sua oggi in un comunicato. “Non è stato consentito l’accesso alle sedi aziendali a dipendenti che presentavano sintomi febbrili o riconducibili a un possibile contagio”. Certo, sarà stato sicuramente così. Ma le principali polemiche riguardano la carenza di dispositivi termo scanner in grado di misurare la temperatura all’istante. E sulle dotazioni di sicurezza date al personale. Da sempre giudicate dai sindacati troppo scarne. E parziali, come ad esempio per la presunta mancanza dei guanti monouso. Ma problemi ci sarebbero anche negli spogliatoi e nei locali docce. Che in questa fase precauzionalmente sono stati chiusi.

Covid in Ama, le opposizioni all’attacco. Mancano i termoscanner e sui camion ci sono tre operatori

Gli operatori Ama, nessuno ci ridarà più i nostri splendidi colleghi e non siamo tutelati. Ma per l’azienda la prevenzione è ok

“Dopo le ultime due morti per covid e altri due contagiati si teme un focolaio a Tor Pagnotta, e i lavoratori, preoccupati e spaventati, si fermano per protestare. Chiediamo tamponi o test rapidi per un immediato monitoraggio”. Così in un tweet i @Lavoratori_Ama, che ora non si fidano più. Delle condizioni di insicurezza nelle quali sarebbero costretti ad operare. In un servizio essenziale a tutela della salute pubblica e per la collettività, come quello della raccolta dei rifiuti. Una denuncia che si affianca a numerose altre, avanzate dai sindacati e dalle forze politiche di opposizione in Campidoglio. Ma l’azienda di via Calderon de la Barca non ci sta, e replica a stretto giro. “Già dalle primissime avvisaglie dell’epidemia a gennaio 2020” la ex municipalizzata avrebbe “immediatamente posto in essere tutte le necessarie misure a tutela della salute dei lavoratori. I protocolli di sicurezza su tutti i luoghi di lavoro sono stati aggiornati e adeguati con il mutare del quadro epidemiologico e a ciò si è sempre affiancata la capillare distribuzione di dispositivi di protezione individuali (mascherine, guanti e tute)”. Fin qui la replica dell’azienda. Ma certamente le vite di Nicola, Pino e Pietro non le riporterà indietro nessuno. E tra i colleghi che stamattina hanno incrociato le braccia per protesta a Tor Pagnotta, oltre alla paura resterà per sempre un vuoto enorme.

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