Amatrice, il giorno più difficile dieci anni dopo: dalla tragedia del 2016 alla sfida della rinascita (FOTO)
Dieci anni dopo quelle 3:36 del 24 agosto 2016, Amatrice porta ancora addosso il dolore di 237 vite spezzate, ma oggi, al termine della celebrazione per il decennale del terremoto, può guardare anche a una ricostruzione che dopo troppe attese ha finalmente cambiato passo. La solenne Messa commemorativa, presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, e vissuta nel segno di una memoria condivisa con Accumoli e Arquata del Tronto, ha riportato al centro ciò che nessun cantiere potrà mai ricostruire: le persone che non ci sono più. Un legame simbolico fortissimo tra i tre Comuni più duramente segnati dalla scossa del 24 agosto 2016, uniti dieci anni dopo nello stesso ricordo e nella stessa sfida della rinascita.
Ad Amatrice è arrivata nel pomeriggio anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo aver affidato già in mattinata ai social il suo messaggio per il decennale. La premier ha ricordato le 299 vittime del sisma del Centro Italia e ha riconosciuto che in questi dieci anni ci sono stati «troppi rinvii e false partenze», rivendicando però il «deciso cambio di passo» impresso negli ultimi anni alla ricostruzione. Un percorso che, ha sottolineato, non è ancora concluso: molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare per completare la rinascita dell’Appennino centrale.

Il cardinale Zuppi, durante l’omelia, ha fotografato con parole nette il punto in cui si trova oggi la città: «Amatrice non c’è più e non c’è ancora», ma «pezzo per pezzo riappare», dopo dieci anni durissimi e ritardi definiti «insopportabili». Per Zuppi, però, la direzione ormai è segnata: la ricostruzione deve ripartire soprattutto dalle persone e dalla comunità, perché «il peggio è alle spalle»

Quelle 3:36 che ad Amatrice non sono mai finite
Ci sono orari che indicano un momento della giornata e altri che diventano una parte della storia. Le 3:36, ad Amatrice, appartengono alla seconda categoria. La terra tremò, case e strade scomparvero e in pochi secondi un’intera comunità cambiò per sempre. Le vittime furono 237 soltanto ad Amatrice, 299 considerando anche Accumoli e Arquata del Tronto. Dieci anni dopo, il ricordo non ha bisogno di retorica: vive nei nomi, nelle famiglie e nei vuoti rimasti.
I primi anni e quella ricostruzione che non riusciva a partire
Poi è venuto il tempo dell’attesa. Vasco Errani, Paola De Micheli e Piero Farabollini sono stati i primi tre commissari straordinari che si sono succeduti dopo il sisma. Tra gli amatriciani quegli anni vengono ancora ricordati da molti come anni perduti, segnati da una macchina burocratica troppo lenta rispetto all’urgenza di tornare a vivere. Il giudizio appartiene ai cittadini; i fatti, però, raccontano una difficoltà reale: le procedure della ricostruzione finivano spesso per trascinarsi per mesi, in una successione di passaggi burocratici che rallentava l’apertura dei cantieri.
Con Legnini la macchina cambia, Castelli spinge sui cantieri
La svolta normativa è arrivata dal 2020 con Giovanni Legnini. Il percorso di semplificazione avviato durante la sua gestione è culminato nel TURP, il Testo Unico della Ricostruzione Privata, che ha riordinato e semplificato una normativa fino ad allora frammentata in decine di ordinanze, rendendo più organico il quadro delle regole. Nel 2021 è arrivata poi l’ordinanza speciale dedicata proprio al centro storico di Amatrice. Dal 2023 Guido Castelli ha raccolto quella macchina e l’ha spinta ancora più avanti, finanziando interventi, urbanizzazioni e opere strategiche e puntando sul modello del “supercantiere” per coordinare la rinascita del centro storico.
I numeri dicono che Amatrice si muove, ma il traguardo è lontano
Dieci anni sono tanti, e proprio per questo nessuno può accontentarsi. Gli ultimi dati della ricostruzione parlano di 828 interventi attivati e 348 cantieri completati; circa il 72% degli edifici danneggiati è ormai entrato nel percorso della ricostruzione. Il Comune indica inoltre un avanzamento intorno al 40% per la ricostruzione privata, con centinaia di milioni di euro già concessi. Sono numeri finalmente consistenti, ma raccontano anche quanta strada resti ancora da percorrere.
Cortellesi: «Non è una ricorrenza qualunque»
Il sindaco Giorgio Cortellesi lo ha ricordato con poche parole: questo decennale «non è una ricorrenza qualunque. È piuttosto il momento di misurare ciò che è stato fatto e soprattutto ciò che manca. Perché ricostruire Amatrice non significa soltanto rialzare muri. Significa riportare famiglie nelle case, attività nelle strade, servizi nelle frazioni e creare le condizioni perché i giovani possano scegliere di restare. Il nuovo riconoscimento del “primo cratere” per Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto va proprio in questa direzione».
La vera ricostruzione sarà vedere Amatrice tornare a vivere
L’ospedale, la caserma, le strade, le chiese, il centro storico, le frazioni: oggi i cantieri esistono e molti finalmente avanzano. Ma la ricostruzione avrà davvero vinto soltanto quando quelle opere torneranno a essere luoghi vissuti. Quando una famiglia riaprirà la porta di casa, una serranda tornerà ad alzarsi la mattina e un bambino potrà immaginare qui il proprio futuro.
Per questo, dieci anni dopo, Amatrice non chiede di dimenticare il 24 agosto 2016. Chiede esattamente il contrario: ricordare abbastanza da non abbandonarla più. Perché le 3:36 resteranno per sempre. Ma non possono essere l’ultima ora della storia di questa città.
