Anche i compagni piangono. E l’ARCI batte cassa al governo rosso giallo

Anche i compagni piangono. E battono cassa in tempi di magra. Caratterizzati dalla ripresa furiosa della pandemia da coronavirus. Ma non lo fanno per sostenere proletari e classe operaia. Anche perchè ormai queste categorie storiche del ‘900 non esistono quasi più. E probabilmente saranno proprio la tecnologia e lo smart working a dare il colpo di grazia finale alle ideologie  marxiste del secolo scorso. Ma in questo caso non si tratta di volare troppo alto. O di andare troppo lontano con la memoria. Perché il grido di dolore arriva adesso, direttamente dai vertici dell’ARCI. Quell’associazione dei circoli ricreativi e culturali italiani nata nel 1957. Che si rivolgeva e si rivolge esplicitamente alle diverse realtà della sinistra e dell’antifascismo militante. Come si legge chiaramente sulla rete, a cominciare dalla pagina dedicata di Wilkipedia. Una storia lunga oltre 60 anni nata nell’Italia di Peppone e don Camillo. Perché in ogni paese vicino al circolo delle Acli, c’era quasi sempre quello dell’ARCI. Con le vecchie Case del Fascio riconvertite in Case del Popolo. E messe al servizio di un formidabile sistema di controllo e indirizzo del tempo libero, delle opinioni politiche e delle coscienze. In maniera semplice, tra una scopetta e un tressette. Ma con una ramificazione che ha rappresentato tantissimo per le fortune del PCI (e in minor parte del PSI) dal dopoguerra agli anni 2000.

https://it.wikipedia.org/wiki/ARCI

Ci siamo anche noi, non ve lo scordate. E arriva il richiamo dell’ARCI per avere fondi nel decreto ‘Ristori’

Mica ci potete scaricare dopo tanti anni di leale militanza. Sembra recitare così l’appello dell’ARCI rivolto direttamente al governo rosso giallo. Con il quale la rete associazionistica che raccoglie svariate sigle del mondo della sinistra protesta contro le chiusure obbligatorie. E  batte cassa. Perché i contributi a fondo perduto stanziati il 28 ottobre (in questo caso probabilmente un refuso) dall’esecutivo nel decreto ‘Ristori’ saranno rigidamente erogati per categorie. Con tanto di tabella finale e di codici Ateco. E sembrerebbe proprio che le associazioni di promozione sociale non vi siano ricomprese. Spiace molto constatare come le misure contenute nel nuovo DPCM appena emanato dal governo mostrino una grave miopia, attacca l’ARCI nel suo comunicato. Perché non tengono minimamente in considerazione il ruolo che i circoli culturali e ricreativi svolgono nel Paese. E la  loro funzione di antidoto alla solitudine e all’impoverimento culturale e materiale per cittadine e cittadini di ogni età. È possibile avere socialità e diffusione della cultura anche mantenendo la distanza di sicurezza, prosegue la nota dell’associazione. E chissà quanti commercianti, ristoratori o gestori di teatri, centri sportivi e piscine sarebbero d’accordo.

Arriverà la ‘manina’ in Parlamento anche per i centri sociali?

Ci aspettiamo di non essere ignorati dalle misure di compensazione dei danni, conclude la nota dell’ARCI. Che non riguardino le sole attività commerciali (sic!) che per gli enti non commerciali sono secondarie per definizione. Come dire, cacciate i mercanti dal tempio, ma i soldi dateli anche a noi. Certo, con il suo milione e passa di iscritti e gli oltre 4000 circoli in tutta Italia l’ARCI può alzare la voce. E magari una manina pronta a scrivere un emendamento e ad erogare i fondi in Parlamento si troverà. A questo punto, diamo un aiutino anche ai centri sociali e siamo a posto. Con il virus e con la coscienza. Alla faccia di chi aspetta la cassa integrazione da marzo. Che ancora non arriva.

https://www.arci.it/nuovo-dpcm-il-governo-non-ignori-lassociazionismo-culturale-e-di-promozione-sociale/

 

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