Anzio, poliziotti presi a calci e pugni dopo una rapina: aggressori liberi. L’allarme del SIULP: “È l’indebolimento dello Stato”

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Basta aggressioni agli agenti delle forze dell’ordine da parte di persone che restano impunite. È questo, in poche parole, il grido dall’allarme che lancia la Segreteria Provinciale del SIULP Roma, il sindacato della Polizia di Stato, dopo l’ennesima aggressione ai danni di quattro poliziotti ad Anzio, intervenuti in difesa di una donna appena rapinata.
A picchiare gli agenti tre nordafricani che oggi, a quattro giorni dai fatti, sono di nuovo liberi per le strade della città: i due che hanno colpito con calci e pugni i poliziotti, finiti in ospedale, sono stati condannati a un anno con pena sospesa.

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La rapina e l’intervento della polizia

La rapina avviene ad Anzio la sera del 15 gennaio, intorno alle 21. Una donna di 36 anni, originaria del Congo, cammina su Corso Italia, strada nota alle cronache per essere ostaggio di spacciatori e malviventi, quando viene avvicinata da un uomo. All’improvviso le arriva un pugno in pieno volto. L’uomo le strappa la borsa, poi fugge. Sotto shock ma lucida, la donna riesce a chiedere aiuto e a fornire una prima descrizione. Scattano immediatamente le ricerche da parte delle Volanti della Polizia di Stato, che in pochi minuti ricostruiscono i movimenti dell’aggressore.

Le testimonianze della donna e dei presenti portano rapidamente gli agenti a individuare il sospettato. È un 43enne nigeriano, rintracciato in viale Europa, zona a ridosso del luogo della rapina e anche questa da tempo segnalata per degrado e spaccio. Dentro un appartamento, insieme a lui, ci sono altri due uomini, 31 e 32 anni, anche loro nigeriani. È in quel momento che la situazione degenera.

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L’aggressione ai poliziotti

I due complici si scagliano contro gli agenti, nel tentativo di favorire la fuga del rapinatore. Ne nasce una colluttazione violenta, durissima. I poliziotti vengono colpiti con calci, pugni e spintoni, circondati. Alla fine l’intervento va a buon fine. Il 43enne viene arrestato per rapina, gli altri due finiscono in manette per resistenza a pubblico ufficiale. Ma il bilancio vede quattro agenti feriti, due dei quali ricoverati in ospedale.

La denuncia del SIULP Roma: “Non è più cronaca, è indebolimento dello Stato”

Per il SIULP Roma quanto accaduto ad Anzio non può essere archiviato come un fatto isolato. È, al contrario, un segnale preciso di indebolimento dell’autorità dello Stato sul territorio. Il sindacato esprime piena solidarietà alla vittima della rapina e agli agenti feriti, sottolineando come la violenza si sia spostata, senza soluzione di continuità, dalla cittadina aggredita a chi è intervenuto per garantire sicurezza e legalità. Il dato che il SIULP vuole sottolineare è uno: dal 1° gennaio ad oggi, nel solo territorio del Commissariato di Anzio, altri quattro operatori delle Volanti sono rimasti feriti in servizio. Numeri che, secondo il sindacato, non si possono sottovalutare.

Il punto, chiarisce il sindacato, non è l’origine di chi delinque, ma la pretesa di impunità. L’idea, sempre più diffusa, che si possano ostacolare, minacciare o colpire pubblici ufficiali senza conseguenze reali. Ed è proprio qui che si inserisce la critica più dura: condanne lievi, pene sospese, messaggi che rischiano di essere letti come un via libera. Se aggredire conviene, avverte il SIULP, la violenza diventa metodo. Il sindacato ribadisce il rispetto per l’autonomia della Magistratura, ma rivendica il diritto e il dovere di denunciare gli effetti concreti di certe dinamiche giudiziarie: una sensazione collettiva di impunità che logora il vivere civile e mette sotto pressione chi garantisce sicurezza.

Presidi insufficienti e territori scoperti

C’è poi il nodo organizzativo. Secondo il SIULP, non basta chiedere eroismo quotidiano a uomini e donne in divisa. Serve una scelta strutturale. Tra le priorità indicate, torna con forza una richiesta già avanzata più volte: l’apertura di un commissariato ad Ardea, ormai non più rinviabile. Coprire un territorio che va da Nettuno ad Anzio fino ad Ardea, con mezzi e personale limitati, è considerato semplicemente impensabile. Da qui l’appello per un rafforzamento reale dei presidi, anche sul fronte ferroviario e della sicurezza stradale.

Basta impunità. Chi colpisce un agente colpisce lo Stato”, concludono dal sindacato. E deve sapere che esistono conseguenze concrete e tangibili. La sicurezza pubblica, conclude il SIULP, non può reggersi sulle ferite di chi indossa una divisa. Servono tutele, proporzionalità e scelte politiche chiare. Per i colleghi. E per i cittadini.