Appalto rifiuti a Pomezia, dopo la “stangata” del Consiglio di Stato si “dimette” l’assessore all’Ambiente
Il Comune di Pomezia perde la causa contro la Teknoservice, che gestisce il servizio di raccolta rifiuti sul territorio, al Consiglio di Stato e, dopo quattro giorni dalla sentenza, ecco le dimissioni dell’assessore all’ambiente, diventata il “capro espiatorio” di una situazione a dir poco imbarazzante per l’amministrazione comunale.
Sono di pochi minuti fa, infatti, le dimissioni dell’ormai ex assessore Amelia Paiano, nominata il 2 ottobre 2024. Ma già dalla tarda mattinata nei corridoi della politica pometina si vociferava di malumori e della possibilità che la Paiano venisse silurata. E invece le “dimissioni volontarie”, che sicuramente avranno motivazioni personali, familiari e via discorrendo, vanno a frenare un’eventuale crisi (l’ennesima) all’interno della maggioranza. Intanto nella propria lettera di dimissioni Paiano non indica le ragioni della sua scelta, ma secondo alcuni rumors cittadini alla base di queste dimissioni ci sarebbe stato uno scontro tra l’assessore e la prima cittadina. E ora si attende di sapere chi prenderà uno dei posti più delicati della giunta, in un momento in cui il settore ambiente è sotto gli occhi di tutti, a partire dai cittadini.
Pomezia, il Consiglio di Stato boccia il Comune: “pasticcio” da 67 milioni sull’appalto rifiuti
La “vicenda appalto”: la stangata del Consiglio di Stato
Tutto ruota attorno al maxi appalto per la gestione dei rifiuti a Pomezia, un contratto da circa 67,5 milioni di euro destinato a coprire otto anni di servizio, dalla raccolta differenziata al trasporto dei rifiuti, fino alla pulizia delle strade e del litorale. La gara europea era stata bandita dal Comune di Pomezia alla fine del 2021, negli ultimi mesi dell’amministrazione guidata dall’ex sindaco Adriano Zuccalà. Dopo un iter complesso, fatto di esclusioni e scorrimenti di graduatoria, nel dicembre 2023 l’appalto era stato aggiudicato alla società Teknoservice, azienda piemontese incaricata di gestire il servizio nel periodo 2024-2031.
A gennaio 2024 erano stati definiti anche gli impegni economici e fissata la data del subentro della società, prevista per il 23 gennaio 2024. Sembrava la conclusione di una gara lunga e articolata. Invece proprio da quel momento è iniziata la parte più complicata della storia.
Lo scontro sui costi del servizio
Quello che ha fatto esplodere il contenzioso riguarda il piano economico del servizio rifiuti. Nel frattempo erano entrati in gioco i parametri fissati da ARERA, l’autorità nazionale che regola anche il settore dei rifiuti. La Teknoservice aveva presentato al Comune il proprio piano economico per il biennio 2024-2025, sostenendo di averlo elaborato seguendo proprio quei criteri. L’amministrazione comunale, però, aveva scelto una strada diversa. Il Consiglio comunale di Pomezia aveva approvato un piano con costi sensibilmente più bassi rispetto a quelli indicati dalla società. Secondo il Comune, il servizio sarebbe dovuto costare 8,04 milioni di euro nel 2024 e 8,43 milioni nel 2025. Per l’azienda, invece, la cifra corretta era molto più alta: 10,04 milioni per il 2024 e 9,89 milioni per il 2025. Una differenza complessiva che superava i 3,4 milioni di euro. Ed è proprio su questo scarto che si è aperta la battaglia legale.
A quel punto la Teknoservice ha deciso di impugnare l’atto con cui il Comune aveva approvato il piano economico. Secondo la società, il modello adottato dall’amministrazione non garantiva la copertura integrale dei costi né la remunerazione del capitale investito, principi previsti dalle norme che regolano il settore. Mentre il ricorso era ancora pendente, nel gennaio 2025 il Comune di Pomezia ha tentato una mossa drastica: annullare in autotutela l’intera procedura di gara. Una decisione che ha cancellato aggiudicazione, atti e impegni di spesa, come se la gara non fosse mai esistita. Un vero e proprio reset amministrativo, arrivato però oltre un anno dopo l’assegnazione dell’appalto. La partita, a quel punto, si è spostata definitivamente nelle aule della giustizia amministrativa.
La sentenza del Consiglio di Stato
Dopo i passaggi davanti ai tribunali amministrativi, la vicenda è approdata al Consiglio di Stato, il massimo organo della giustizia amministrativa italiana. Ma secondo i giudici, il Comune di Pomezia non poteva più annullare la gara, perché l’intervento è stato ritenuto arrivato fuori tempo massimo. Di conseguenza l’atto con cui l’amministrazione aveva cancellato l’appalto è stato annullato e l’aggiudicazione alla Teknoservice è tornata pienamente valida ed efficace. Una pronuncia che ha avuto un peso enorme sia sul piano amministrativo sia su quello politico, perché riguarda il contratto pubblico più importante della città.
La sentenza ha riacceso immediatamente il confronto politico. L’opposizione, in particolare il Movimento 5 Stelle di Pomezia, ha parlato apertamente di un “pasticcio amministrativo” legato all’appalto più grande del Comune. E critiche sono arrivate anche dai cittadini, che temono forti aumenti in bolletta, a fronte di una città molto più sporca rispetto al passato. E ora ecco che a pagare per l’errore, almeno in apparenza, è l’assessore all’ambiente. Ma la Paiano aveva deciso tutto da sola, o le responsabilità del “pasticciaccio” come l’hanno definito i pentastellati, sono anche da ricercare altrove?