Aprire ospedali o chiuderli: la differenza è qui, chiacchieroni

Ospedali

L’Italia e’ blindata e chi ha sottovalutato il coronavirus lo trasforma in un fritto misto e c’è chi non perde l’occasione per polemizzare anziché pensare agli ospedali da riaprire. Intanto l’Italia è blindata da Conte. Confusione su confusione.

Succede tutto questo ma c’è chi si diverte nel tiro al bersaglio contro una giunta regionale insediata ben venti anni fa, la mia, nel Lazio. E ne voglio parlare oggi – da domani dovremo pensare a ben altro… – perché poi sono arrivati quelli del risparmio sulle lenzuola, sulle siringhe, su tutto. E hanno distrutto un sistema sanitario. L’economia più importante della salute…

Era perfetto allora? No. Perché in questa nostra Italia non c’è nulla di perfetto, ma funzionava. E non si possono raccontare chiacchiere, soprattutto quando a funzionare c’è poca roba. Oggi e non allora.

Chi apriva ospedali, chi li chiudeva

Chi governa ora la regione – a partire da un assessore alla sanità come Alessio D’Amato che propina troppe bugie – dovrebbe fare un mea culpa enorme. Altro che dieci miliardi di debiti. Una balla mai vista, perché noi trovammo le casse vuote ed è ora di dire basta alle chiacchiere a vuoto. E la Corte dei Conti non eccepì proprio nulla.

E comunque se oggi si possono cercare meno posti letto del necessario è perché ci sono ospedali che qualcuno ha aperto o resi pubblici. Esempi: Sant’Andrea, il Policlinico di Tor Vergata (a destra e a sinistra nella foto), l’istituto tumori Regina Elena. E tanti altri presidi e reparti in tutta la regione. Si vergogni chi mette in discussione quelle conquiste per il diritto alla salute dei romani e degli abitanti del Lazio intero.

Poi raccontano la favola degli ospedali “venduti”. Fu  cartolarizzazione proprio per pagare i debiti trovati. Perché non c’erano i matti che si alzavano e decidevano di vendere…. Semmai matti sono stati quelli che per la mistica del risparmio dissennato hanno subito tutto e hanno chiuso strutture che oggi sarebbero servite: ad esempio il Forlanini. Il San Giacomo. Altro che vendita, chiusura!.

Aver aperto ospedali invece, aver speso quattrini per farlo, ha significato corrispondere ad un diritto di sicurezza dei malati. E di cure appropriate. Ci pensate che cosa sarebbe oggi Roma con ospedali in meno e non in più? Portare la pelle di tutti a casa è un dovere e non uno spreco.

Invece straparla chi nei fatti ha distrutto un sistema sanitario funzionante. E assieme a loro ci hanno guadagnato molti privati – gli amici loro – che non vanno certo demonizzati, ma che non rappresentano l’essenza del servizio pubblico. Chi si è piegato a logiche economicisticbe e ha trascurato le politiche sociali oggi sale in cattedra a spiegarci come deve andare il mondo.

Tagliano e parlano ancora

Hanno tagliato tutto quello che c’era da recidere e anche oltre. E il motivo è evidente e lo denuncia anche uno che ha fatto il ministro e non è certo un pericoloso estremista della destra sociale. Ha detto Girolamo Sirchia: “I tagli sono figli della spending-review, che i nostri politici si sono bevuti per ottenere il plauso dei globalisti”.

Anziché opporsi a politiche brutali di macelleria sociale, quanti reggevano i cordoni della borsa in Italia si inginocchiavano ai potenti della finanza. Della speculazione. Ingrassavano le tasche di costoro e impoverivano i popoli. E fa davvero rabbrividire una sinistra che dimentica quello che predicava un tempo.

Un reparto ospedaliero vale più di un applauso di Bruxelles. E il giorno che porterete un malato di coronavirus al Sant’Andrea verrò a guardarvi in faccia. Perché dovrete ripetere davanti a lui le balle che ci avete propinato in questi anni. E qualcuno pure e persino in queste ore drammatiche e sconvolgenti.

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