Aranciera di San Sisto, restauro ‘green’ da 5,7 milioni: mutuo, varianti e subappalti nel cuore di Roma antica

Roma, sullo sfondo l'aranciera di San Sisto a un passo dalle Terme di Caracalla, in primo piano il sindaco Gualtieri e l'assessore Alfonsi - www.7colli.it

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Roma, il cantiere per il restauro dell’Aranciera di San Sisto entra ufficialmente nella fase “a pezzi”, con l’autorizzazione del Campidoglio a subappaltare alla società M. R. S.r.l.s. una fetta di lavorazioni strutturali e di copertura per 92 mila euro (oltre IVA). Non è un importo che fa tremare i conti, ma è un segnale politico chiarissimo: quando si comincia a spacchettare un restauro nel cuore simbolico della Roma archeologica, la domanda non è “si può?”, visto che lo strumento del subappalto è legale, ma “è opportuno?”.

Il documento del Comune di Roma è netto: via libera al subappalto per intonaci armati, betoncino, isolanti, impermeabilizzazione e manto di copertura. Tradotto: non “rifiniture”, ma nervi del progetto di recupero ‘green’. E non è nemmeno un episodio isolato: l’atto capitolino ricorda che già nel 2025 era stato autorizzato un “subaffidamento” sotto la soglia del 2% su interventi strutturali e coperture. Ora si formalizza l’autorizzazione piena. Tutto legale. Ma politicamente, fa rumore.

Reperti, stop e varianti: quando Roma scava e la storia risponde

Poi c’è la parte che a Roma non è mai “contorno”: i primi scavi hanno tirato fuori reperti archeologici. Da lì, il copione diventa quello noto ai cantieri della città eterna: approfondimenti, verifiche, ricerca di “percorsi alternativi” per impianti e infrastrutture. I lavori vengono sospesi a fine 2024, riprendono parzialmente a inizio 2025, poi arriva un’altra sospensione estiva per verifiche strutturali. In mezzo: perizie di variante e rimodulazioni economiche. Qui non si parla di colpe: si parla di complessità. Ma anche di controllo politico.

Il progetto: un restauro “green” a due passi da Caracalla

Lo scenario è delicato e simbolico: San Sisto, a ridosso del grande paesaggio storico vicino alle Terme di Caracalla. L’obiettivo dichiarato è trasformare l’Aranciera in un modello di restauro sostenibile: consolidamento, impianti moderni, gestione “intelligente” dell’edificio, e un impianto energetico ambizioso (geotermia, fotovoltaico integrato, recupero acqua, sistemi di controllo). È il classico progetto che suona benissimo nei comunicati: “bellezza + tecnologia + sostenibilità”. E, sulla carta, ha senso.

Il conto: 5,7 milioni e l’ombra lunga del mutuo

Il punto politico, però, è il conto. L’intervento vale 5,7 milioni: cifra che non è solo un numero, ma una scelta. E qui entra la parola che a Roma pesa sempre come un macigno: mutuo da circa 1,3 milioni. Il finanziamento a debito è una leva legittima, prevista e usata da tutte le grandi amministrazioni. Ma Roma non è una città “neutra” quando si parla di debito. Porta da anni un’eredità pesante e ogni scelta a leva finanziaria si somma alle precedenti, spesso con effetti differiti (rate, interessi, margini di bilancio più stretti). Politicamente, la domanda è semplice: quanto costa oggi e quanto costerà domani? E quanto di quel costo verrà scaricato sul futuro, mentre il presente incassa solo la foto del cantiere?

Subappalto: legittimo, sì. Ma politicamente indigesto

Qui bisogna essere chiari: non c’è nulla che, di per sé, trasformi il subappalto in un sospetto. Il punto è un altro: il subappalto, in un intervento che tocca un’area percepita come sancta sanctorum della Roma archeologica, lascia almeno interdetti. Dopo reperti, stop, varianti, aggiustamenti economici, l’idea di spezzare lavorazioni strutturali può apparire come una scelta che sposta il baricentro: non più “cura chirurgica”, ma gestione del rischio a compartimenti. E quando il rischio è anche culturale, la politica non può cavarsela con una formula: deve spiegare.

Le domande politiche che restano sul tavolo

Se Campidoglio vuole disinnescare la polemica, non servono parole rotonde: servono risposte pubbliche e verificabili. Che quota del progetto è coperta dal mutuo, di preciso, visto che le carte sono fatte in modo di non capire? È un mutuo nuovo o una rimodulazione di risorse già a debito? E ancora: quali sono i costi reali delle varianti, cosa cambia davvero e perché? Soprattutto: chi si assume la responsabilità politica di tempi, costi e scelte operative in un cantiere dove, letteralmente, la storia può riemergere sotto i piedi degli operai? Perché restaurare è un atto di governo. E governare, a Roma, significa anche saper rendere conto. Con trasparenza assoluta.