Ardea, bocciata in prima media, i genitori fanno ricorso al Tar: “bocciati” pure loro (e la ragazza ripeterà l’anno)

I.C. Ardea 2

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Avevano ritenuto ingiusta la bocciatura della loro figliola, una studentessa dell’Istituto comprensivo Ardea 2, ad Ardea. E non si erano arresi alle spiegazioni degli insegnanti, che invece, dal canto loro, pensavano fosse corretto che la ragazza ripetesse la prima media e non potesse, contrariamente ai suoi compagni di classe, passare alla seconda.

Così mamma e papà, “armati” di carte da bollo e legale di fiducia, si erano rivolti al Tar del Lazio, che il 4 agosto si è pronunciato. E ha bocciato pure loro, respingendo il ricorso presentato dall’avvocato Adriano Casellato. Si conclude così, a favore della scuola e degli insegnanti, una vicenda iniziata a giugno e che ha visto una tappa intermedia all’inizio di luglio, quando i togati avevano già bocciato la richiesta di intervento urgente richiesta dai genitori della ragazza, che volevano far sospendere immediatamente la decisione della scuola.

Ma un mese fa i giudici non potevano ancora esprimersi, proprio in attesa del giudizio finale, arrivato adesso con la sentenza a firma del Presidente Raffaele Tuccillo e dell’estensore Mario Gallucci.

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La bocciatura in prima media

Tutto parte, appunto, dai risultati a fine anno scolastico. Tutti ammessi. Tranne lei. I genitori non ci stanno. La ragazza non era tra i migliori, forse neanche tra quelli così così, però insomma, una mano potevano dargliela, avranno pensato. E poi, quando mai si boccia in prima media? Significa dare un trauma alla 12enne, farle cambiare amicizie, marchiarla come ripetente. No, non sia mai. Si va a chiedere di ripensarci. Ma i professori spiegano che la situazione è questa: non si può tornare indietro, bisognava pensarci molti mesi prima, quando c’era ancora tempo per fare qualcosa. La studentessa non è matura per andare nella seconda classe, il danno sarebbe promuoverla, non bocciarla, perché si porterebbe dietro delle lacune difficilmente colmabili.

Ma per i genitori questo non basta e passano alle vie legali. Una battaglia durata quasi due mesi. Che oggi vede la fine. Con, appunto, la bocciatura del ricorso di mamma e papà.

Il ricorso dei genitori al Tar

Sia i genitori sia la scuola hanno depositato una relazione dettagliata sull’accaduto e quindi sull’anno scolastico. La scuola ha aggiunto tutta la documentazione che ha ritenuto utile per comprendere come i professori fossero arrivati alla decisione di non promuovere la ragazza. Non si conoscono al momento i motivi della decisione del Consiglio di classe che ha portato alla bocciatura. Quello che adesso si sa è che non sempre studenti e genitori, messi insieme, hanno ragione. Anzi, il binomio vincente dovrebbe essere famiglia-insegnanti, cercando di far entrare nell’asse anche l’alunno. Solo così, alla fine, dalla scuola potrà uscire una persona non solo più colta, ma anche più matura, più educata e più pronta ad affrontare la vita.

Cosa ha deciso davvero il Tar del Lazio

Ed è proprio dagli atti del procedimento che emergono alcuni elementi che aiutano a capire perché il Tar del Lazioabbia respinto la richiesta dei genitori. L’ordinanza depositata il 5 agosto riguarda la decisione del Consiglio di classe del 10 giugno 2026 di non ammettere la studentessa alla seconda media, nel corso di “bilinguismo spagnolo”. Il provvedimento del TAR evidenzia che, nel secondo quadrimestre, la ragazza aveva riportato sei insufficienze su dodici materie: due gravi, in storia e matematica, e quattro non gravi, in inglese, geografia, scienze e tecnologia.

I giudici hanno inoltre richiamato la normativa secondo cui, in caso di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline, il Consiglio di classe può deliberare, con adeguata motivazione, la non ammissione alla classe successiva.Nel provvedimento si parla inoltre di “gravi e diffuse lacune nelle conoscenze” e di mancata acquisizione delle competenze richieste. Il TAR ha ritenuto che, nella fase cautelare, la decisione della scuola non apparisse né illegittima né illogica, anche alla luce della documentazione prodotta.

C’è poi un altro passaggio significativo. I genitori avevano contestato anche la comunicazione con la famiglia e la mancata attivazione di strategie specifiche per migliorare il rendimento. Ma il TAR ha rilevato che la documentazione della scuola comprendeva diversi verbali di colloquio con la famiglia e che la studentessa era stata inserita in un corso di recupero e potenziamento di matematica, la cui frequenza, secondo la relazione della docente, era stata però “molto irregolare”.

Il Tar respinge la richiesta cautelare

La precisazione giuridica è importante: quello del 4 agosto è un provvedimento cautelare. Il TAR non ha quindi pronunciato una sentenza definitiva sul merito dell’intera vicenda, ma ha respinto l’istanza cautelare presentata dai genitori.Nell’ordinanza i giudici spiegano che l’interesse della studentessa non può essere fatto coincidere semplicemente con l’ammissione alla classe superiore, ma con l’acquisizione delle conoscenze necessarie per proseguire in modo proficuo il percorso scolastico. Per questo, al termine della camera di consiglio del 4 agosto 2026, il TAR Lazio, Sezione Terza Bis, ha respinto l’istanza cautelare e compensato le spese della fase cautelare.

Per una famiglia, una bocciatura in prima media può apparire come una sconfitta, soprattutto quando riguarda una ragazza di 12 anni. Per gli insegnanti può rappresentare, invece, una scelta necessaria per evitare che le lacune accumulate vengano semplicemente spostate nella classe successiva. E il Tar, in questo caso, ha ritenuto che gli elementi presenti negli atti fossero sufficienti a sostenere la decisione del Consiglio di classe di Ardea 2.

Alla fine, quindi, non ci sono vincitori da festeggiare e sconfitti da deridere. C’è una ragazzina che dovrà ripetere un anno e una famiglia che ha provato, anche attraverso i giudici, a cambiare quella decisione. Il Tribunale ha però stabilito che, sulla base degli elementi esaminati, la bocciatura non era né illegittima né illogica. E forse è proprio questa la lezione più difficile da accettare: qualche volta, a scuola, promuovere non significa necessariamente aiutare.