Ardea, il consorzio “vince” al Tribunale e affigge i manifesti con nome, cognome, dati sanitari e personali del ricorrente: “Violata la mia privacy, tutti sanno i miei fatti privati” (VIDEO)

Sentenza Esposta Consorzio Tor San Lorenzo

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Il nome cancellato in alto, ma lasciato in fondo alla pagina. E insieme al nome anche le sue condizioni di salute. È bastato questo “dettaglio”, forse sfuggito a chi ha stampato e affisso i documenti, per trasformare una controversia sulle strade di un Consorzio di Tor San Lorenzo, ad Ardea, in un nuovo caso.

Perché quelle pagine non sono rimaste in un fascicolo giudiziario. Sono comparse nelle bacheche del Comprensorio. Sei in tutto, secondo quanto riferito dai residenti: tre lungo il lungomare e altre tre nei viali che attraversano la zona delle abitazioni. Il problema non è la sentenza. Né il fatto che il Consorzio voglia far conoscere ai propri utenti l’esito di una vicenda giudiziaria. Il problema è un altro: il documento affisso ha mantenuto visibile, nella parte inferiore delle pagine, il nome di Ominelli e riferimenti alle sue condizioni di salute. Così, nel giro di poco tempo, una vicenda che riguarda un contenzioso privato è diventata conoscibile a chiunque passasse davanti alle bacheche. E adesso Ominelli vuole andare fino in fondo.

Il nome cancellato sopra, ma lasciato in fondo alla pagina

«Hanno messo in pasto i miei dati sensibili, come se fossero quelli di un pupazzo», racconta Ominelli, che è stato avvisato proprio da alcune persone che avevano letto il documento affisso. «Di certo non è stata una cosa corretta da fare. Hanno cancellato il mio nome nella parte alta del documento, ma lo hanno lasciato in fondo al foglio e tutti lo possono leggere. Molti lo hanno già fatto». Non solo. Alcuni cittadini hanno anche fotografato e filmato le bacheche.

«Ovviamente decine di persone mi hanno subito avvisato. E c’è chi ha filmato e fatto foto. Sono tantissimi quelli pronti a testimoniare. Non mi pare giusto che ora centinaia di persone sappiano di cosa soffro e quali siano i fatti miei». È questo il punto sul quale Ominelli intende ora chiedere conto: non l’esito del procedimento, ma la diffusione pubblica di informazioni personali e sanitarie contenute negli atti della causa.

Una guerra che va avanti da anni

La vicenda nasce da una questione apparentemente semplice e diventata invece un lungo braccio di ferro. Ominelli vive in un’abitazione che si trova su area demaniale a Tor San Lorenzo. Per raggiungerla in automobile dalla Litoranea Ostia-Anzio, però, deve attraversare la viabilità interna del Consorzio. L’uomo sostiene di avere diritto al passaggio e, negli anni, in alcune occasioni si è rivolto anche ai Carabinieri per poter raggiungere casa in automobile. Una necessità legata anche alle sue condizioni fisiche e alla difficoltà di percorrere a piedi distanze significative.

Il Consorzio sostiene invece una posizione opposta: le strade sono private e il transito dei non consorziati è subordinato al pagamento di un contributo per le spese di manutenzione. E per il Consorzio Ominelli risulta essere moroso. Da qui è nato il contenzioso, per il quale l’uomo si era rivolto al Tribunale di Velletri, che ora ha rigettato il ricorso per la reintegrazione nel possesso della servitù di passaggio carrabile.

I motivi della bocciatura del ricorso

La motivazione si concentra, tra l’altro, sulla modalità concreta con cui Ominelli accedeva alla strada consortile: secondo quanto ricostruito nell’ordinanza, il passaggio avveniva attraverso l’intervento della guardiania, che di volta in volta provvedeva ad aprire la sbarra. Per il giudice, questa circostanza esclude la configurabilità di un possesso autonomo corrispondente all’esercizio di un diritto reale di passaggio. Il provvedimento rileva inoltre che l’accesso avveniva a fronte di un corrispettivo stabilito dal Consorzio come contributo alle spese di manutenzione. Il ricorso è stato quindi respinto.

Ma una cosa è comunicare ai consorziati l’esito di un procedimento. Un’altra è affiggere integralmente un documento giudiziario nel quale restano leggibili elementi che consentono di collegare una persona a informazioni relative alla propria salute. E per Ominelli è quello che è accaduto. Nella parte superiore delle copie affisse, il nome è stato oscurato. Più in basso, però, è rimasto leggibile. E nel corpo del provvedimento compaiono anche i riferimenti alle condizioni di salute dedotte dall’uomo nel procedimento. Il risultato, secondo Ominelli, è stato immediato: persone che conoscono il suo volto ma magari non la sua storia hanno potuto identificare senza difficoltà il protagonista della causa e leggere informazioni che riguardano la sua sfera personale. «Non mi pare giusto che ora centinaia di persone sappiano di cosa soffro e quali siano i fatti miei», dice.

La questione del passaggio resta, ma ora c’è un altro fronte

La decisione del Tribunale chiude, allo stato, questo specifico procedimento cautelare con il rigetto della domanda di Ominelli. Ma non cancella il problema sollevato adesso dall’uomo. Perché il contenzioso sul passaggio è una cosa. La gestione e la diffusione di una sentenza contenente dati personali e informazioni sanitarie è un’altra. E su questo secondo fronte Ominelli annuncia di voler chiedere spiegazioni e tutela.

La storia, insomma, non finisce con quella sbarra che per anni ha separato la sua abitazione dalla strada del Consorzio. Adesso il nuovo terreno di scontro sono quelle bacheche, dove una sentenza destinata alle carte di un tribunale è diventata, secondo la denuncia dell’uomo, qualcosa che tutti possono leggere. Con nome, cognome e dati sanitari lasciati lì, sotto gli occhi di chiunque.