Ardea, non le fanno pagare l’arretrato di alcune rate di mutuo: madre con quattro figli (due disabili) sfrattata in 15 giorni (VIDEO)
Ad Ardea la conoscono per i sui dolci bellissimi, oltre che buonissimi. E proprio per le sue torte si è fatta conoscere anche nel resto d’Italia, grazie alle sue apparizioni in tv e alla sua presenza sui social. Ma adesso sui social lei, Molly Coppini, madre di quattro figli minori, due dei quali con gravi disabilità, invece di mostrare cheesecake e torte di marzapane da qualche giorno racconta l’odissea che sta vivendo. E che la sta angosciando sempre di più. “Aiutatemi. E condividete questa storia”.
Siamo ad Ardea. Nella casa, tra quelle mura sono cresciuti i suoi figli. Qui ha costruito anche il suo lavoro, un’attività avviata da casa per poter assistere ogni giorno i ragazzi. Oggi, però, su quella stessa casa pende un ordine di sgombero imminente disposto dal Tribunale di Velletri. Quindici giorni. Poi fuori. oggi alle 15 arriverà il custode, per chiedere a Molly se ha intenzione di andare via da sola. L’8 aprile, invece, è fissata l’udienza. Ma Molly non vuole andarsene da casa sua, quella casa che ha ampiamente pagato e che, laddove ci siano mancanze, vuole (e ha sempre voluto) rimediare.
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Mutuo, aste e “creditori fantasma”: la ricostruzione
La storia parte da lontano. Un mutuo acceso e pagato per anni, poi una fase di difficoltà e alcune rate saltate. Secondo il racconto della donna, una situazione che sembrava rientrata. “Era un mutuo nato con aspetti oscuri e tassi variabili altissimi, che crescevano che neanche una Molly cake in cottura ci sarebbe mai riuscita. La banca comunque si dimostra disponibile e, appena rientrato il problema economico, mi rivolgo alla mia filiale per recuperare il debito. Ma niente, nessuno mi risponde Mi sono rivolta alla banca per sistemare il debito, ma non ho trovato risposte”, spiega.
Finché, improvvisamente, qualcosa cambia. “Dopo anni spuntano nuovi creditori”, dice. A quel punto chiede documenti e accesso agli atti, paga anche una perizia di parte. Ma il fascicolo, sostiene, non si trova. “Documenti spariti”. Nonostante questo, il procedimento va avanti. E l’immobile finisce nel circuito delle aste giudiziarie.
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La perizia e il valore della casa: “Cifre fuori mercato”
Uno dei punti più contestati riguarda la valutazione dell’immobile. Un villino di 61 metri quadri ad Ardea, con alcune irregolarità edilizie, viene stimato 240mila euro. “Neanche fosse piazza di Spagna a Roma. E nella perizia appare pure la mia casetta mobile in giardino”, spiega Molly. Nella perizia, aggiunge, comparirebbe anche una casetta mobile nel giardino, utilizzata come laboratorio e sede della sua attività. Un bene che, sottolinea, sarebbe impignorabile per legge. “È lì che lavoro, è la mia partita IVA. Per la quale continuo a pagare le tasse”.
C’è poi un altro passaggio chiave. Prima del pignoramento lo stesso Tribunale di Velletri aveva disposto l’assegnazione della casa familiare a lei e ai figli, proprio per tutelare i minori. “Un provvedimento regolarmente trascritto e valido a garantire il diritto di abitazione, soprattutto in presenza di due figli con disabilità: uno con indennità di accompagnamento, l’altro affetto da malattia genetica rara. Eppure adesso arriva un nuovo atto: ordine di liberazione dell’immobile. In contrasto con quelle stesse tutele”, denuncia. “Stanno ignorando le sentenze, i certificati medici, la situazione reale. Il lavoro, così come la mia famiglia, era il mio scudo legale, la mia certezza. E invece ecco l’illusione. Con solo quindici giorni di anticipo mi viene notificato l’imminente sgombro forzato, ignorando le loro stesse sentenze. Insomma, sembra che questa storia l’unica cosa che non è sparita per magia sono io”.
Quattro figli, una casa e un lavoro costruito lì dentro
Dentro quella casa non c’è solo una famiglia. C’è anche un equilibrio costruito nel tempo. Per seguire i figli, Molly Coppini ha creato un lavoro da casa. Un laboratorio artigianale, cresciuto negli anni, che le ha permesso di conciliare assistenza e reddito. “Le mie torte sono arrivate ovunque”, racconta. Per questo lo sgombero, spiega, non significherebbe solo perdere un’abitazione, ma anche azzerare un’attività. “In una settimana rischiamo di perdere più di vent’anni di vita”.
Il legale della donna ha depositato opposizione all’ordinanza di sgombero. L’obiettivo è ottenere una sospensione immediata. Nel frattempo parte l’appello pubblico. Diretto al Ministero della Giustizia, al Garante dell’infanzia, al Garante della disabilità, ma anche ai cittadini. “Non chiedo solo per me”, dice. “Chiedo che non accada ad altri bambini, ad altri ragazzi fragili”.
La richiesta è quella di fermare lo sgombero, verificare gli atti, ristabilire un equilibrio tra legalità e tutela dei più deboli. La partita è ancora aperta. Sarà il giudice a valutare la documentazione depositata e decidere se bloccare o meno l’esecuzione. Ma intanto, per Molly e i suoi figli, l’attesa non è facile. E non basterà di certo una torta a renderla più dolce.