Atac cambia ancora vertice, ma Barbara Marinali è già impegnata in Atm: a Roma e ai romani basterà una Presidente a metà?
Roma potrebbe affidare ATAC a Barbara Marinali, attuale presidente di ACEA in uscita e nome indicato da La Repubblica per succedere ad Alessandro Rivera alla guida dell’azienda capitolina dei trasporti. Una scelta che porta con sé un interrogativo politico immediato: dal 28 aprile scorso Marinali siede già nel Consiglio di amministrazione di ATM Milano nominata dal sindaco Giuseppe Sala (inseriamo il decreto di nomina in formato scaricabile alla fine di questo articolo). ATM gestisce autobus, tram e metropolitane della città lombarda.
La domanda dei romani: Atac può avere una guida divisa?
Non è possibile sostenere che un incarico nel CdA ATM impedisca a Marinali di lavorare per ATAC. Ma è legittimo chiedere al Campidoglio se l’azienda più delicata della Capitale possa essere affidata a una presidente che, salvo successive rinunce, avrebbe già un ruolo nella governance del trasporto pubblico milanese. Roma non ha bisogno soltanto di un curriculum prestigioso: ha bisogno di una guida pienamente concentrata su bus, metro, corse e utenti.

Esperta di trasporti, ma non risulta aver guidato bus e metro
Su Marinali va evitata ogni forzatura. Non è una manager estranea al settore: è stata componente dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti dal 2013 al 2020 e, prima ancora, direttore generale per le infrastrutture stradali al Ministero dei Trasporti. Ha dunque una solida esperienza di regole, concessioni, infrastrutture e società pubbliche. Dai curricula ufficiali disponibili, però, non emerge una precedente presidenza o direzione operativa di un’azienda urbana chiamata a mandare ogni giorno in strada autobus, tram e metropolitane.
Atac, due presidenti in meno di un anno
La possibile nomina arriverebbe dopo mesi particolarmente instabili ai vertici dell’azienda. Giovanni Mottura ha lasciato la presidenza nel giugno 2025. Rivera, entrato in carica il 18 giugno 2025, ha ora rassegnato le dimissioni con efficacia dal 2 giugno 2026, dopo essere stato indicato dal Comune per la futura presidenza esecutiva di Acea.
I disservizi finiti davanti all’Antitrust
Sul tavolo della futura presidenza non ci sono soltanto nomine e assetti societari. Nel procedimento aperto sull’attività di Atac, l’Antitrust ha rilevato che nel triennio 2021-2023 la regolarità del trasporto di superficie e delle metropolitane B-B1 e C è stata costantemente inferiore agli standard previsti dal contratto di servizio. L’Autorità ha poi chiuso il caso senza accertare un’infrazione, rendendo obbligatori gli impegni assunti da Atac: rimborsi agli abbonati, ristori per ritardi superiori a 15 minuti e investimenti sui presidi nelle stazioni.
La sfida non è amministrare una poltrona, ma salvare il servizio
Il punto politico, dunque, non è negare le competenze di Marinali. È capire se la scelta di Gualtieri sia adeguata alla gravità della situazione. Atac è un’azienda che negli ultimi mesi ha visto cambiare ancora una volta il proprio vertice e che deve recuperare credibilità davanti a cittadini costretti troppo spesso a misurare la propria giornata sulle attese alle fermate e sull’affidabilità delle metro. A Roma basterà una presidente già impegnata anche nell’Atm di Milano per salvare Atac e liberare i cittadini dalla percezione di mezzi pubblici da terzo mondo?
Un’azienda che chiede altri 71 milioni a Roma
E la futura presidenza, se davvero sarà affidata a Marinali, non erediterà soltanto autobus insufficienti, metro sotto pressione e cittadini sfiduciati. Atac ha già messo sul tavolo del Campidoglio un fabbisogno extra da 71,4 milioni di euro per il 2026: pesano il rincaro del biglietto rinviato, i maggiori costi del lavoro e investimenti considerati prioritari ma ancora da finanziare. Il rischio è che Roma debba mettere nuovi soldi, eventualmente indebitandosi ancora, per sostenere un’azienda che continua a non garantire un servizio all’altezza della Capitale. Per questo la domanda diventa ancora più pesante: davanti a un’Atac fragile nei conti e nel servizio, basterà una presidente già impegnata anche nella governance dei trasporti milanesi?