Ater Roma sommersa dai debiti, ma la Regione vuole aumentare le poltrone: scontro su Cda e gestione delle case popolari
Un’azienda pubblica con i conti in rosso, immobili che chiedono manutenzione e, nel mezzo, una decisione che fa discutere: aumentare le poltrone nel Consiglio di amministrazione. È il caso dell’Ater della provincia di Roma, travolta da una crisi finanziaria profonda, mentre la Regione Lazio sceglie di allargare il vertice.
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Ater Roma in difficoltà: debiti e conti in rosso
I numeri raccontano una situazione complicata. L’Ater è alle prese con una posizione economico-finanziaria definita “strutturalmente critica”, con un indebitamento elevato soprattutto verso erario e fornitori. Una condizione che, secondo quanto emerso in una comunicazione inviata al presidente della Regione Francesco Rocca, sta producendo effetti pesanti, con precetti, pignoramenti e blocchi operativi, che rallentano non solo i progetti, ma anche la gestione ordinaria.
I 7 milioni di euro stanziati dalla Regione lo scorso anno si sono rivelati insufficienti a invertire la rotta. L’Ater resta in affanno, mentre sul territorio gli inquilini continuano a fare i conti con edifici degradati e manutenzioni in ritardo.
La scelta della Regione: più membri nel CdA
In questo scenario si inserisce la delibera proposta dall’assessore al Bilancio Giancarlo Righini, in accordo con l’assessore alle Politiche abitative Pasquale Ciacciarelli. L’atto prevede di portare il Consiglio di amministrazione da tre a cinque membri. Una decisione che ha immediatamente acceso il dibattito politico. Per i critici, si tratta di una scelta fuori tempo, che rischia di spostare l’attenzione dai problemi reali alla gestione delle nomine.
La reazione non si è fatta attendere. Il capogruppo del M5S Lazio, Adriano Zuccalà, attacca duramente la scelta della Giunta Rocca. “Gli immobili Ater della Regione Lazio cadono a pezzi, i debiti sono fuori controllo e la Giunta Rocca presenta una delibera che aumenta i membri del Cda da tre a cinque“, tuona Zuccalà, che giudica la delibera “una scelta scellerata, che conferma una politica concentrata sulle poltrone invece che sui servizi e che non dà risposte alle migliaia di inquilini che chiedono interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, abbattimento delle barriere architettoniche, condizioni igienico-sanitarie dignitose. Oggi in Commissione Trasparenza siamo stati chiari con l’assessore Ciacciarelli: la priorità è il risanamento dell’azienda e il diritto alla casa dei cittadini, non le poltrone”. E chiede al presidente Francesco Rocca l’immediato ritiro della delibera.
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Ater Roma, una partita ancora aperta
La sensazione è che la vicenda sia solo all’inizio. Da una parte una struttura in affanno, dall’altra scelte politiche che dividono. Ma come si rilancia davvero l’Ater di Roma? Con più governance o con un piano serio di risanamento? Per ora, la risposta non c’è. O meglio, la lasciamo ai lettori. Ma il confronto è destinato a salire di tono.