Attentati dinamitardi a Latina, blitz di polizia e carabinieri: 4 arresti

Polizia e Carabinieri insieme

Blitz dei carabinieri e della polizia questa mattina, prima dell’alba, a LatinaQuattro arresti, eseguiti nelle ultime ore, segnano una svolta netta nell’inchiesta sugli attentati dinamitardi e incendiari che negli ultimi mesi hanno colpito il capoluogo pontino. Dietro quelle esplosioni nella notte e quei roghi davanti ai palazzi, secondo gli investigatori, non c’è improvvisazione né rabbia cieca: c’è un disegno criminale preciso, organizzato, violento, ora messo a fuoco da un’indagine entrata nella sua fase decisiva.

Le misure cautelari in carcere sono state disposte dal Gip del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano, ed eseguite dalla Polizia di Stato e dal Comando provinciale dei Carabinieri, che da mesi lavoravano fianco a fianco sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Latina.

Le bombe e gli incendi: danni a palazzi e auto

Le indagini hanno ricostruito una vera e propria scia di attentati esplosivi e incendi dolosi, avvenuti in diversi quartieri della città. Ordigni artigianali fatti detonare di notte, incendi appiccati ad auto parcheggiate sotto i palazzi, danni a portoni, vani scala, muri e vetrate. Episodi che hanno seminato paura, svegliato interi condomini, costretto famiglie a barricarsi in casa.

Non solo danni materiali. In più occasioni, sottolineano gli inquirenti, si è sfiorata la tragedia. Le modalità scelte – esplosioni in aree residenziali, incendi a ridosso delle abitazioni – hanno esposto i cittadini a un concreto pericolo, facendo scattare un livello di allarme mai visto negli ultimi anni.

La faida per il controllo della piazza di spaccio

Dietro gli attentati, spiegano gli investigatori, non c’è un’escalation casuale. L’inchiesta ha fatto emergere un contesto criminale strutturato, legato al controllo di una nota area della città utilizzata come piazza di spaccio, diventata terreno di scontro tra gruppi rivali. Uno dei gruppi emergenti, composto da giovani legati tra loro, avrebbe scelto la strada della violenza intimidatoria per imporsi sui sodalizi contrapposti: bombe e incendi come messaggio, come strumento per marcare il territorio e piegare la concorrenza. Una strategia deliberata, pensata per governare la paura e rafforzare il controllo sul quartiere.

Il lavoro investigativo, fatto di attività tecniche, pedinamenti e riscontri sul territorio, ha permesso di ricostruire ruoli e responsabilità precise. Gli inquirenti hanno documentato anche la detenzione e il porto illegale di armi e munizioni, comprese pistole con matricola abrasa, oltre alla disponibilità di materiale esplosivo. Elementi che rafforzano l’impianto accusatorio e confermano come i singoli episodi non fossero isolati, ma parte di un disegno unitario, mirato non solo a intimidire, ma anche a ostacolare l’azione delle forze dell’ordine e consolidare il controllo di specifiche aree urbane. Tre dei quattro indagati si trovavano già in carcere al momento dell’esecuzione dell’ordinanza. Il quarto è stato rintracciato e arrestato questa mattina a Latina, nel corso delle operazioni congiunte di carabinieri e polizia.