Stangata RC Auto: rincari del 35% senza sinistri. Ecco come gli algoritmi puniscono i guidatori virtuosi


Il mercato assicurativo italiano sta vivendo un paradosso insostenibile che somiglia sempre più a una pressione economica ingiustificata sulla mobilità dei cittadini. Molti automobilisti, pur vantando una classe di merito 1 da anni, si sono ritrovati con proposte di rinnovo che segnano rincari della sola quota RC base superiori al 35%. Il dato inquietante è che questi aumenti colpiscono anche chi ha consolidato il rapporto con la stessa compagnia per decenni assicurando più veicoli. Questa fedeltà, invece di essere premiata con sconti dedicati, sembra essere stata ignorata dalle nuove e aggressive politiche tariffarie dei grandi gruppi assicurativi.

La testimonianza: “Un salasso incomprensibile”

Le storie che giungono in redazione confermano un malessere diffuso tra i consumatori che si sentono presi di mira da algoritmi opachi. Un nostro lettore, ci scrive: “Sono cliente della stessa compagnia da anni e ho assicurato tre auto diverse, tutte senza mai causare un sinistro. Quest’anno, facendo il preventivo online con la mia stessa società per la medesima macchina, mi hanno proposto un aumento dell’RC del 35%. A cui vanno aggiunti i rincari spaventosi per il soccorso stradale, la tutela legale ed eventualmente gli altri servizi. È diventato un salasso insostenibile; non so se sia una strategia legata alla lotta alle auto termiche o se vogliano semplicemente massimizzare i profitti sulla pelle di chi non può fare a meno del mezzo.”

Rincari RC Auto: la fedeltà tradita e le logiche di profitto

Le recenti strategie commerciali delle compagnie sembrano aver messo in secondo piano il principio della personalizzazione del rischio a favore di una logica di rendimento standardizzato. Il fenomeno più eclatante riguarda proprio i clienti multi-veicolo che, nonostante l’assenza di incidenti, subiscono rincari generalizzati su ogni singola polizza attiva. Molti analisti sospettano che i modelli statistici identifichino i consumatori con più veicoli come soggetti meno inclini a cambiare operatore per ragioni di gestione burocratica. Questa percezione di stabilità del cliente viene paradossalmente utilizzata per applicare tariffe più alte, scommettendo sulla difficoltà di trasferire l’intero pacchetto assicurativo familiare altrove.

Il paradosso dell’obbligo senza tutele

Questa situazione pone un serio interrogativo etico sulla natura stessa dell’assicurazione obbligatoria, che per molti cittadini rappresenta ormai un costo fisso insostenibile. Se da un lato le compagnie citano i costi sistemici per giustificare l’impennata dei prezzi, dall’altro l’automobilista si ritrova in una posizione di estrema vulnerabilità. La legge impone la copertura assicurativa per circolare, ma non sembra esistere un reale paracadute contro aumenti che appaiono scoordinati rispetto allo storico dell’assicurato. In un mercato dove i principali player sembrano muoversi allineati verso tariffe sempre più elevate, il cittadino non ha via d’uscita e subisce passivamente decisioni unilaterali.

Si auspica un intervento del legislatore a tutela del consumatore. Oggi il cittadino deve sottostare alle imposizioni unilaterali di compagnie libere di agire a proprio piacimento. Senza le autorità di vigilanza, chi usa l’auto pagherà un sistema che garantisce l’obbligo di acquisto ma non la sostenibilità del prezzo.

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