Avellino, detenuti prendono in ostaggio due agenti. Un suicidio a Sollicciano
“Ieri è stata davvero una giornata di follia nel carcere di Avellino. In mattinata, verso le 10, nel Reparto isolamento due detenuti hanno preso in ostaggio due agenti di polizia penitenziaria minacciandoli con delle lamette. Solo grazie al pronto intervento di altro personale di polizia penitenziaria si è riusciti ad entrare all’interno del Reparto e mettere in sicurezza i due colleghi”. Lo denuncia il segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) Donato Capece.
Rissa tra detenuti nello stesso carcere
“Poco dopo, sempre nello stesso Reparto, è scoppiata una rissa tra detenuti rientrata grazie sempre al tempestivo intervento degli agenti. E, nel contempo, un detenuto, con problemi psicologici, è salito sul tetto dei passeggi del reparto infermeria/protetta/ promiscua”, continua Capece. Secondo il quale “il carcere di Avellino è nel caos, sembra una polveriera pronta a esplodere, i detenuti hanno preso il sopravvento e consistente è la carenza di organico”.
Droga e telefonini a Poggioreale
Problemi anche a Poggioreale. “Durante una perquisizione finalizzata alle attività di controllo e verifica per contrastare l’illecita introduzione di telefonini e sostanza stupefacente all’interno dell’Istituto, il personale di polizia penitenziaria ha rinvenuto cocaina, hashish e cannabis e due telefoni cellulari. Anche a Poggioreale, come in tutte le carceri del Paese, la polizia penitenziaria è impegnata nel contrasto di questo nuovo fronte di illegalità, che sta iniziando a creare grosse ed evidenti difficoltà al sistema”.
Detenuto si impicca a Sollicciano
Si è poi appreso che un detenuto si è impiccato nella Casa circondariale di Sollicciano a Firenze. A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria attraverso il segretario regionale della Toscana Francesco Oliviero. “Un detenuto di 29 anni, marocchino, ha deciso di togliersi la vita. Prima di impiccarsi, ha bloccato la serratura della cella con un pezzo di plastica rendendo così impossibile l’intervento dei poliziotti penitenziari che avrebbero potuto salvargli la vita. L’uomo era stato trasferito da pochi giorni dalla Casa Circondariale di Aosta. Il 22 ottobre aveva il suo fine pena ma aveva un mandato di arresto europeo già deciso da eseguire dalla Corte di Appello”.
La morte di un detenuto sconfitta per lo Stato
“La morte di un detenuto è sempre una sconfitta per lo Stato – commenta Donato Capece, segretario generale del Sappe -. Gli istituti penitenziari hanno l’obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti e l’Italia è certamente all’avanguardia per quanto concerne la normativa finalizzata a prevenire questi gravi eventi critici. Ma il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti. Sconforta che le autorità politiche, penitenziarie ministeriali e regionali, pur in presenza di inquietanti eventi critici, non assumano adeguati ed urgenti provvedimenti”.