Avevamo un’altra “Gioconda” a Montecitorio e non lo sapevamo…

gioconda di montecitorio (2)

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“C’è un tesoro alla Camera dei deputati ma nessuno ne è consapevole: è una Gioconda della scuola di Leonardo, alla cui realizzazione potrebbe aver contribuito anche il maestro da Vinci. Per cent’ anni circa se ne erano perse le tracce. Era appesa sopra il termosifone della stanza di uno dei questori di Montecitorio, il grillino Federico D’Incà. Svilita, opacizzata dal passare dei secoli e considerata una delle tante copie posticce del capolavoro esposto al museo del Louvre”. L’edizione di oggi del quotidiano romano Il Tempo riporta sulla prima pagina il mistero della Gioconda di Montecitorio. Ossia un dipinto “gemello” del capolavoro di Leonardo, dimenticato per cento anni e che era appeso alla parte dello studio di un deputato questore.

La rivelazione del quotidiano romano “Il Tempo”

“Invece – spiega l’articolo – dopo il restauro della Gioconda dell’ex collezione Torlonia è emerso che i due dipinti hanno più o meno la stessa età. E anche le stesse correzioni nel disegno (che solo l’autore poteva conoscere) e forse, addirittura, la stessa mano. Ad alimentare il mistero ci sono alcuni documenti storici che lasciano aperta l’ipotesi che Leonardo abbia dipinto almeno due Gioconde. Anche se si tratta di teorie non ancora suffragate da evidenze. D’altronde non è una novità nella storia dell’arte che i pittori- spesso aiutati dai loro allievi – dipingessero più versioni di uno stesso soggetto. Non solo in fase di studio preparatorio, ma anche nella fase esecutiva, proprio per dare la possibilità al committente di scegliere la copia che più lo avrebbe soddisfatto”.

La storia del ritrovameno della “Gioconda 2”

“C’è un aneddoto – racconta ancora il giornale – sulla riscoperta della gemella di Montecitorio che la dice lunga su come il nostro patrimonio artistico spesso e volentieri non venga valorizzato come meriterebbe. In occasione del cinquecentenario dalla morte di da Vinci, l’Accademia dei Lincei nel 2019 aveva affidato all’architetto e restauratore Antonio Forcellino l’incarico di curare la mostra “Leonardo a Roma”. Convocato nell’ufficio del sottosegretario alla Cultura, la senatrice leghista Lucia Borgonzoni, Forcellino aveva proposto di esporre proprio la Gioconda della collezione Torlonia, di cui però si erano perse le tracce dal 1925. Proprio l’anno a cui risaliva l’unica immagine del ritratto a loro disposizione.

L’intuizione del senatore Candiani

A quel punto il senatore della Lega Stefano Candiani, presente alla riunione, ha avuto un’illuminazione. Ha detto: “Scommetto un caffè che so dove si trova. Sono entrato a Montecitorio e infatti ho ritrovato la Gioconda nella stanza dell’allora questore della Camera, Federico D’Incà (attuale ministro per i rapporti con il Parlamento in quota M5S, ndr). Era appesa sopra un calorifero. Mi piangeva il cuore. A quel punto per velocizzare l’iter autorizzativo, ho pensato di farlo restaurare al Viminale, a fianco al mio ufficio, dalla migliore restauratrice di opere leonardesche sulla piazza: Cinzia Pasquali”. Lo racconta ancora l’ex sottosegretario al ministero dell’Interno.

“Ma Franceschini che fa?”

“È assurdo che per questo quadro si sia mosso il curatore del Louvre e invece il nostro ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, non se ne interessi minimamente. Abbiamo una versione della Gioconda a Roma, di una collezione prestigiosa, ma sta relegata nei corridoi di Montecitorio, a fare da arredamento. Dovremmo esporla in un museo, creando un indotto economico, come hanno fatto in Spagna con la loro Gioconda”, conclude Candiani.