Banchine del Tevere “impraticabili” dopo la piena: Ama ripulisce la ciclabile tra Ponte Sisto e Ponte Garibaldi

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Le banchine del Fiume Tevere nel tratto centrale della città restano in gran parte impraticabili dopo l’ultima ondata di piena, mentre lungo la pista ciclabile iniziano le prime operazioni di pulizia. Tra Ponte Sisto e Ponte Garibaldi, infatti, fango, rami e rifiuti continuano a occupare il percorso e i margini delle banchine, con diversi tratti ancora interdetti perché ritenuti non sicuri.

L’onda di piena ha lasciato dietro di sé una scia di detriti che, nonostante il passare dei giorni, non è stata ancora completamente rimossa. Tra il materiale trascinato dalla corrente sono riemersi anche monopattini e biciclette dei servizi di sharing, rimasti sommersi per giorni e ora affiorati tra il fango insieme a grandi quantità di plastica.

La ciclabile del Tevere invasa da fango e detriti

Passeggiando lungo il tratto centrale delle banchine del Tevere, lo scenario è ancora quello lasciato dalla piena: accumuli di fango, tronchi e rifiuti lungo una delle piste ciclabili più frequentate della città. Per settimane il percorso è rimasto in condizioni di forte degrado, con materiali depositati dall’acqua lungo la ciclabile utilizzata ogni giorno da ciclisti, sportivi, turisti e residenti. Non si tratta soltanto di una questione di decoro urbano, ma anche di sicurezza e fruibilità di uno degli spazi pubblici più frequentati del centro storico. Tra i rifiuti riaffiorati dal fiume bottiglie di plastica e altri materiali trascinati dalla corrente durante la piena.

Le segnalazioni degli ambientalisti

A denunciare lo stato delle banchine è stato Piergiorgio Benvenuti, presidente dell’associazione Ecoitaliasolidale, che negli ultimi giorni ha effettuato diversi sopralluoghi lungo il tratto urbano del fiume.«Fango e detriti sono ovunque – spiega Benvenuti – Dopo decine di giorni dalla piena qualcosa finalmente si è mosso lungo la ciclabile: sono stati accantonati rifiuti, monopattini, plastica e altri materiali trascinati dall’acqua. Ma resta la domanda se fosse davvero necessario attendere tutto questo tempo per iniziare a intervenire». Secondo gli ambientalisti, il problema non riguarda soltanto la pulizia della ciclabile ma la gestione complessiva del fiume, che dopo ogni piena torna a trasformarsi in un grande collettore di rifiuti.

Ama al lavoro per la bonifica della ciclabile

Dopo le numerose segnalazioni, nella mattinata di oggi è partita la pulizia della pista ciclabile con una task force di operatori di AMA S.p.A. impegnati nella bonifica dell’area. La municipalizzata capitolina ha spiegato che le operazioni sono state avviate solo quando le condizioni hanno consentito l’accesso dei mezzi lungo le banchine, in diversi punti rese impraticabili proprio dall’accumulo di fango e detriti.

Gli operatori hanno iniziato a spostare i rifiuti ai lati del percorso ciclabile, in attesa della rimozione definitiva. «Ora che i materiali sono stati accantonati – prosegue Benvenuti – ci auguriamo che vengano rimossi rapidamente e che non restino per settimane lungo le banchine. Non possiamo limitarci a interventi sporadici dopo ogni piena».

Le critiche degli ambientalisti sui tempi di intervento

Critiche arrivano anche dal mondo delle associazioni ciclistiche. Secondo Fausto Bonafaccia dell’associazione Bici Roma, gli interventi avrebbero potuto essere più rapidi. «Una volta con le idropulitrici si poteva intervenire subito e con costi ridotti – osserva Bonafaccia – Oggi invece si aspetta che il fango solidifichi e poi servono ruspe, con il rischio di danneggiare il tappetino ciclabile e con spese molto più elevate».

Il Tevere e il rischio di diventare “autostrada dei rifiuti”

Il problema, però, non riguarda soltanto il decoro o la mobilità ciclabile. Secondo gli ambientalisti il Fiume Tevere rischia di trasformarsi sempre più in una vera e propria “autostrada dell’inquinamento”, capace di trasportare rifiuti dalla città fino al mare. Una situazione che appare in contrasto con il progetto annunciato dal sindaco di Roma, che punta nei prossimi anni a rendere il fiume addirittura balneabile.

Proprio per questo l’associazione Ecoitaliasolidale rilancia la proposta di istituire il Parco Nazionale del Tevere, un progetto che coinvolgerebbe l’intero bacino fluviale dalla sorgente fino alla foce. L’iniziativa interesserebbe quattro regioni, otto province e oltre ottanta comuni, con l’obiettivo di superare la frammentazione delle competenze e garantire una gestione coordinata del fiume.

Tra le priorità indicate dagli ambientalisti ci sono controlli ambientali più efficaci, piani permanenti di rimozione dei rifiuti e una valorizzazione sostenibile delle sponde del Tevere. Intanto, mentre proseguono le operazioni di pulizia lungo la ciclabile tra Ponte Sisto e Ponte Garibaldi, resta aperta la questione più ampia della tutela del fiume e della gestione dei detriti che, dopo ogni piena, tornano a invadere le banchine della Capitale.