Benedetta TV – Cannes 2026, carpet pieno ma Italia fuori gioco: il cinema cerca applausi mentre sale vuote e mondiali danno la stessa lezione

Benedetta tv, da sinistra Luca Zingaretti, Luisa Ranieri e Alessandro Gassmann

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Cannes 2026 si prepara ad aprirsi con il suo rito più riconoscibile: Croisette, scalinata del Palais, star, giurie prestigiose e flash internazionali. Il Festival resta una macchina perfetta, capace di trasformare il cinema in evento globale. Ma proprio questa perfezione pone la domanda più scomoda: basta ancora il red carpet a far sembrare il cinema indispensabile? L’edizione 2026 è in programma dal 12 al 23 maggio.

Il glamour c’è, l’Italia del cinema molto meno

Demi Moore, Chloé Zhao, Stellan Skarsgård, Ruth Negga e Park Chan-wook danno peso e immagine alla giuria. Peter Jackson e Barbra Streisand, con la Palma d’oro onoraria, aggiungono memoria e mito. Tutto funziona, tutto è all’altezza del marchio Cannes. Tutto, o quasi. Perché nella partita principale il cinema italiano resta ai margini.

Italia fuori dalla partita principale

La nota più amara è questa: nessun film diretto da un regista italiano corre per la Palma d’oro. Non è una catastrofe, ma è un segnale. Cannes non è un Mondiale del cinema, certo. Però l’immagine richiama inevitabilmente l’Italia del calcio rimasta fuori dalla Coppa del Mondo: non conta solo perdere, conta sparire dal palcoscenico in cui si costruisce la memoria collettiva.

Il silenzio (degli attori) che pesa

Colpisce anche un altro aspetto. Molti volti noti dello spettacolo intervengono spesso su temi politici e civili, come accaduto nel recente referendum sulla Giustizia, ma non solo, specie di quelli che non di rado danno corso a incursioni feroci nel campo politico. E la mente vola a certe figure popolari, scoltate e riconoscibili: Alessandro Gassmann, Luca Zingaretti e Luisa Ranieri. Eppure, davanti a una fragilità che riguarda direttamente il cinema italiano, di cui sono protagonisti da decenni, il dibattito pubblico non sembra scaldarsi con la stessa intensità. Nessuno è obbligato a parlare, ne sui social ne sui media. Ma certe assenze, nel rumore generale, si notano. Specie mentre il mondo del cinema e in forte subbuglio e in protesta.

Il problema non è solo Cannes

L’esclusione del cinema italiano dalla competizione internazionale e europea principale pesa perché arriva in un momento generale, non solo ‘locale’, molto delicato. Il cinema, non solo italiano, è stretto tra sale meno centrali e piattaforme streaming sempre più dominanti. In Italia il 2025 ha chiuso con circa 496 milioni di euro d’incasso e 68 milioni di presenze: numeri non disastrosi, ma lontani dall’idea di una sala tornata davvero centrale nella vita collettiva.

Lo streaming ha cambiato l’abitudine

La questione non è demonizzare Netflix, Prime o Disney+. Il punto è più profondo: lo streaming ha cambiato il gesto stesso dello spettatore. Il film non è più necessariamente un’uscita, un’attesa, una sala piena. È spesso un contenuto tra tanti, disponibile a casa e consumato quando capita. Nel 2025 i ricavi globali degli abbonamenti streaming hanno superato i 157 miliardi di dollari: un dato che racconta bene dove si è spostato il baricentro.

La sfida vera

Il cinema italiano non è morto, ma attraversa una crisi di centralità. Cannes può ancora accendere desiderio, prestigio e conversazione. L’Italia, invece, dovrebbe chiedersi perché fatichi a stare nella partita principale. Il rischio non è solo non vincere premi. È abituare il mondo a non aspettarci più. E abituare il pubblico a guardare certi attori più come voci del dibattito politico che come interpreti decisivi del cinema contemporaneo.