Benedetta Tv – Sanremo 2026, il Festival che si guarda per abitudine: quando la tradizione non basta più

Benedetta tv 2026

Il problema di Sanremo 2026 non è una polemica sbagliata o una scaletta troppo lunga. Il problema è che sembra un Festival fatto perché “si deve fare”.
Lo dicono i numeri prima ancora delle sensazioni: la media degli spettatori resta sotto i 10 milioni, ferma intorno ai 9,5. Negli anni scorsi si viaggiava tranquillamente oltre gli 11, 12 milioni. Non un crollo verticale, ma abbastanza per capire che qualcosa si è sfilacciato.

Sanremo non è più l’evento che accende il Paese. È l’evento che il Paese lascia acceso in sottofondo. Manca l’urgenza. Mancano le canzoni che facciano discutere davvero, quelle che il giorno dopo canti senza volerlo.
Mancano i momenti che sembrano destinati a restare. Tutto funziona, tutto è professionale, ma nulla sembra indispensabile.

Il Festival di quest’anno trasmette la stessa energia di una riunione fissata mesi prima e che nessuno ha avuto il coraggio di annullare. Si fa, si partecipa, si timbra il cartellino emotivo e poi si torna alla vita vera.
Brani che non disturbano, non spaccano, non entusiasmano. Perfetti per non dare fastidio a nessuno e, proprio per questo, incapaci di restare.
Sanremo 2026 non è un disastro. È peggio: è normale.

Una normalità televisiva che per il Festival equivale a un problema, perché Sanremo vive solo se è evento, non se è routine. Quando diventa abitudine, smette di essere centrale.Il pubblico non lo abbandona, ma lo guarda come si partecipa una cena di famiglia obbligatoria: ci sei, ma con la testa altrove.
Aspetti il dolce, il conto, la fine.

Sanremo continua a esistere, certo. Ma quest’anno sembra esistere più per tradizione che per necessità. E quando un evento sopravvive solo perché “si è sempre fatto”, il rischio non è il flop. È l’irrilevanza lenta. Speriamo che il prossimo anno, il nuovo conduttore, sappia invertire la rotta.