Bioparco di Roma, 800mila € dalla Regione: tra ‘aiutini’ e mutui del Campidoglio la ‘cura pubblica’ tocca i 4 milioni
Il Bioparco di Roma incassa un’altra importante ‘iniezione’ di risorse pubbliche, la terza in sole cinque settimane: stavolta arriva dalla Regione Lazio che ha destinato 800mila euro alla Fondazione Bioparco per un progetto che intreccia sport, ambiente e iniziative educative. Del resto, di recente è arrivato prima un milione extra stanziato dal Campidoglio a sostegno della struttura, poi il mutuo (varato dalla Giunta Gualtieri) da 2,2 milioni per il restyling del sito, infine – come anzidetto -questi ulteriori 800mila euro. E così, tra un “aiuto” e l’altro, il totale degli impegni pubblici straordinari e delle nuove leve finanziarie per sostenere il Bioparco di Roma tocca quota 4 milioni.
“Sport, Natura e Comunità”: un progetto che parla ai giovani (e alla narrazione green)
Il progetto finanziato dalla Regione Lazio si chiama “Sport, Natura e Comunità per un Pianeta in Salute” e mira a coinvolgere scuole, famiglie e pubblico giovanile con attività sportive e outdoor, momenti divulgativi e iniziative legate al benessere psicofisico. L’impianto è quello, ormai classico, dell’educazione ambientale “esperienziale”: non lezioni frontali, ma percorsi e prove, dalla camminata al trekking, dall’orienteering all’arrampicata, fino ad attività che strizzano l’occhio alla tecnologia.
Fin qui, nulla da eccepire: l’idea è spendibile, moderna, perfettamente in linea con il lessico pubblico contemporaneo. La domanda politica, però, è un’altra: come si traduce tutto questo in gestione concreta e, soprattutto, chi decide chi riceve risorse e visibilità?
Il Campidoglio alza il contributo e accende un mutuo: il 2027 come orizzonte
Nel frattempo, Roma ha già impresso un’accelerazione economica sul Bioparco. Da un lato, l’aumento del contributo comunale per coprire i costi legati alla gestione e al “benessere degli animali”, con un salto fino a 3,3 milioni l’anno nel prossimo triennio. Dall’altro, il mutuo da 2,2 milioni per interventi di riqualificazione: percorsi tematici, recupero di strutture, sistemazione di spazi interni.
C’è poi un elemento che pesa più delle cifre: il calendario. Tutto converge sul 2027, fine del ciclo amministrativo e anno politicamente sensibile. In questo schema, il Bioparco non è soltanto un luogo: è una “vetrina” perfetta, nel cuore di Villa Borghese, ad alto valore simbolico e mediatico.
Governance più politica, scienza più debole: chi comanda davvero sul destino degli animali?
A rendere il quadro ancora più politico c’è il capitolo governance, come da noi sottolineato in un recente articolo. La modifica recentissima dello Statuto ha ridimensionato il ruolo del Comitato Scientifico: da argine tecnico capace di vincolare, a organo solo ed esclusivamente consultivo con un parere che può essere superato dalla politica. Il baricentro si sposta così verso il CdA, più vicino alla catena decisionale di nomina politica e, quindi, al perimetro della maggioranza cittadina, meno forse alle esigenze degli animali.
È una scelta legittima, ma non esattamente ‘digeribile’, per gli ‘animalisti’. Perché sposta l’equilibrio tra tutela tecnico-scientifica e discrezionalità gestionale e politica. E quando in gioco ci sono animali, strutture, immagine pubblica e soldi dei cittadini, l’assetto dei poteri non è un dettaglio: è la sostanza del controllo.
Il nodo vero: bene pubblico, gestione privata, conto pubblico
La questione, ormai, è politica prima che contabile. Se il Bioparco è ritenuto un presidio strategico per Roma — educativo, ambientale, turistico — allora l’intervento pubblico può essere difeso come investimento. Ma a una condizione: che la sostenibilità non venga rimandata ogni anno con nuovi “aiutini”, e che le regole del gioco siano chiare e leggibili. Ma soprattutto trasparenti.
Altrimenti resta l’altra lettura, inevitabile: un bene gestito in forma ‘privatistica’ che sopravvive solo ed esclusivamente grazie a una sequenza di interventi pubblici, tra contributi e debiti, con il rischio che l’emergenza diventi normalità e che l’interesse collettivo (e il benessere degli animali) venga confuso con l’opportunità politica. In un momento in cui Roma chiede sacrifici e razionalizzazioni, la domanda finale è semplice: quanto è disposto a pagare ancora il contribuente per tenere in piedi questo modello che non si auto-sostiene?
