“Boia chi molla!” Un libro racconta i moti di Reggio Calabria. E non solo

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50 anni fa la Rivolta di Reggio Calabria, un popolo intero si ribella, senza distinzioni, andando oltre partiti, sindacati, classi sociali. Il nuovo libro di Alessandro Amorese, già autore di monografie su Fronte della Gioventù e Fuan, ne ripercorre le tappe principali e analizza le motivazioni sociali, politiche e culturali. Esaminando anche le ragioni della dura repressione che fin da subito il centrosinistra di allora esercita nei confronti dei reggini. Arrivando nel febbraio ’71 addirittura a inviare i carri armati per “liberare” i rioni più attivi nelle barricate dell’insurrezione nella città dello stretto, Sbarre e Santa Caterina.

Reggio si ribellò contro il governo

Una città abbandonata, lasciata sola, che trova nella propria identità e nel proprio orgoglio la forza di scendere nelle piazze, unita e forte, pronta a tutto. Come scrive il giornalista Rai Angelo Mellone, nella sua corposa prefazione, “questo libro è prezioso perché colma una lacuna. Mette assieme fenomeni raramente analizzati come espressione di un medesimo stato d’animo”. Infatti il libro di Amorese racconta le principali rivolte nel Meridione d’Italia del periodo ’68-71. Spontanee, e quindi sminuite, imprevedibili e pertanto disprezzate, interclassiste e come tali incomprensibili per gli schemi marxisti, imperanti in quei periodo. Dalle giornate di Battipaglia alla Rivolta di Reggio Calabria, dai fuochi di Pescara alla sommossa dell’Aquila, dall’eccidio dei braccianti ad Avola alla Rivolta del pallone a Caserta. L’Italia profonda che scese nelle piazze, andando oltre classi sociali, contro la partitocrazia e subendo una feroce repressione nell’ambito di discutibili gestioni dell’ordine pubblico.

Il popolo scavalcò partiti e sindacati

Furono cruente e popolari, con in testa giovani, donne, che tenevano alto il gonfalone rivendicato in Municipio o il quadro di Maria concesso dalla Curia. Ad animarle, perciò, i cittadini, che in molti casi bruciarono tessere le di partito e scavalcarono i sindacati. Rivolte molto diverse dai movimenti studenteschi e operai del centro nord. Differenti negli slogan, nell’antropologia, nelle rivendicazioni. Il tutto nella cornice degli antichi mali del Meridione. Che esprime forse l’ultimo grande sussulto di orgoglio e di identità di popolo, nella battaglia per i capoluoghi di Regione, alimentata per anni dalle guerre di potere interne alla Democrazia Cristiana.

La rivolta sostenuta dalla destra

E’ soprattutto la destra, politica, dopo molte titubanze, ed extraparlamentare, ad essere protagonista. Coerentemente contro l’istituzione delle Regioni, in prima fila nelle insurrezioni e presente nei rioni popolari. Il libro di Amorese, per la prima volta, affronta ed analizza unitariamente, con testimonianze e documenti dell’epoca, le cronache dimenticate delle Rivolte nazionalpopolari. Il volume è stato presentato sabato a Reggio Calabria, alla presenza di centinaia di persone. E ha visto come relatori, oltre all’autore, anche Anna Franco, nipote del Senatore Ciccio Franco, esponente di rilievo di Cisnal e Msi, protagonista della Rivolta dei “Boia chi molla”, Carmine Iaconis, nipote dell’omonimo martire reggino.

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