Bollette energetiche, le aziende rischiano la chiusura e i costi scaricati sui consumatori finali

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“I maggiori costi energetici a danno delle imprese del commercio e della ristorazione stanno per essere scaricati sui consumatori finali. Come? Attraverso rincari generalizzati dei prezzi al dettaglio”. Lo afferma il Codacons, commentando l’allarme lanciatoda Confcommercio. “Stiamo assistendo negli ultimi giorni a una raffica di incrementi dei listini in tutti i settori – denuncia il Codacons –. Presso i bar i prezzi di caffè, cappuccini, cornetti, panini e tramezzini hanno registrato in molti esercizi aumenti fino al +20%. Per la pasta si sono registrati già incrementi del +10% nelle scorse settimane, ed è previsto un ulteriore incremento del +30% entro gennaio. Il pane costa in media il 15% in più rispetto allo stesso periodo del 2021, mentre per il pesce i rincari raggiungono il +20%”.

I costi aumentano in tutti i settori primari

Più salati dunque carne e latte (+5%), mentre i listini di frutta e verdura sono schizzati alle stelle, con aumenti medi dei prezzi tra il +20 e il 30%, e il picco del +230% per i finocchi. Alla base degli incrementi dei listini al dettaglio, i maggiori costi energetici in capo ad attività e negozi, ma anche i rincari delle materie prime di numerosi prodotti (dal caffè alle farine allo zucchero) che, inevitabilmente, vengono scaricati sui consumatori finali attraverso un aumento dei prezzi. “Di fronte a tale situazione il Governo deve intervenire, perché l’incremento dei prezzi determinerà una erosione del potere d’acquisto dei cittadini e un  impoverimento delle famiglie, con conseguenti effetti sui consumi che rischiano una “Caporetto” nel 2022 con ripercussioni a cascata su Pil, occupazione ed economia” – conclude il presidente Carlo Rienzi.

L’industria alimentare è con l’acqua alla gola

“Le pmi dell’industria alimentare sono con l’acqua alla gola. Se le cose non cambiano al più presto, entro il 2022 molte aziende chiuderanno con una perdita stimata di oltre 40mila posti di lavoro. Molte delle nostre industrie sono energivore tanto quanto quella dell’acciaio o della ceramica. E ovviamente come queste hanno bisogno immediato di attenzione e di aiuto, non possono essere dimenticate da nessuno”. Ad affermarlo è Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare, commentando la drammatica situazione che l’industria alimentare sta vivendo per colpa degli aumenti dei costi energetici i quali, sommati a quelli delle materie prime, riducono drasticamente la marginalità delle aziende.

Il governo intervenga con urgenza

“È un momento critico per larga parte dell’industria, certo, ma l’alimentare ha un ruolo sociale fondamentale – spiega Vacondio -. Se si fermano le nostre aziende a risentirne saranno i bisogni primari di tutti i consumatori e questo non possiamo permetterlo. Eppure stiamo andando verso una situazione sempre più disperata. Alcune delle nostre aziende hanno iniziato a fermare gli impianti nelle ore in cui il costo dell’energia è più alta, per poi riattivarli nelle fasce orarie in cui i consumi sono minori. Un segnale drammatico”, continua il presidente di Federalimentare. “Non vedo grandi soluzioni: l’industria alimentare non può più sobbarcarsi l’intero costo della produzione e presto, inevitabilmente, parte di questi aumenti peseranno anche sulle spalle dei consumatori, un danno per tutto il Paese”, sottolinea.

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