Campidoglio, un dirigente ‘esterno’ per i conti pubblici fino al 2029, oltre il fine-mandato di Gualtieri 2027

Roma, sullo sfondo la targa di ingresso alla ragioneria capitolina, in primo piano il sindaco Gualtieri

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Roma, una delibera della Giunta capitolina del 31 dicembre 2025 (che inseriamo in formato scaricabile alla fine di questo articolo) conferma una scelta che negli ambienti amministrativi e politici di Roma ha lasciato più di un osservatore basito: il sindaco Roberto Gualtieri ha deciso di affidare i conti del Comune di Roma — uno dei capitoli più delicati e critici dell’amministrazione — nelle mani di un dirigente “a comando” che resterà in Campidoglio – in Ragioneria – bel oltre la fine del mandato di Gualtieri e della sua Giunta, ossia fino al 2029. Il dirigente proviene da un altro ente pubblico. La misura del ‘comando’, pur perfettamente legale, desta interrogativi almeno politici sulla continuità di un uso sempre più frequente di questo strumento, evitato in teoria quando vi sono percorsi di selezione interna o esterna più trasparenti e strutturati.

Chi è il dirigente “prescelto”, un ex Città Metropolitana di Roma

Il dirigente in questione è Luigino Rosati, attualmente in servizio a Rieti come Dirigente del Settore II – Servizi al cittadino del Comune reatino. Ma Rosati non è un volto nuovo nella pubblica amministrazione capitolina: per anni — in particolare nell’era della Città Metropolitana di Roma Capitale — ha ricoperto ruoli di primo piano nei servizi amministrativi con responsabilità su controllo di gestione, contabilità analitica e raccordo con la Ragioneria.

In sostanza, da dirigente di ufficio tecnico-amministrativo nell’area consumatori e usura della Città Metropolitana — incarico con compiti di controllo di spesa e misurazione della performance — Rosati è finito oggi a supervisionare i conti di una delle amministrazioni più complesse d’Italia, dopo un breve, passaggio a Rieti. Con comando di Gualtieri e la sua Giunta.

Chi ha guidato (Provincia/Città Metropolitana) negli ultimi 20 anni

Per capire anche il “retroterra” politico, oltreché amministrativo, da cui arriva Rosati, forse è utile ricordare chi ha guidato l’ente che oggi si chiama Città metropolitana di Roma Capitale (prima Provincia di Roma). Negli ultimi 20 anni si sono alternati Enrico Gasbarra (fino al 25 febbraio 2008), la commissaria Marisa Troise Zotta (26 febbraio–29 aprile 2008), Nicola Zingaretti (30 aprile 2008–27 dicembre 2012), i commissari Umberto Postiglione (28 dicembre 2012–30 settembre 2013) e Riccardo Carpino (1 ottobre 2013–31 dicembre 2014). Dal 2015, con la Città metropolitana, i “sindaci metropolitani” sono stati Ignazio Marino, Mauro Alessandri (facente funzioni), Virginia Raggi e, dal 21 ottobre 2021, Roberto Gualtieri.

Lo strumento del “comando” e perché solleva dubbi

Il “comando”, certo, è una procedura legale, lo ripetiamo, prevista dalle norme della pubblica amministrazione, per assegnare temporaneamente un dirigente di un ente ad un altro. Non è un contratto di assunzione né un concorso. M un trasferimento provvisorio con mantenimento dell’anzianità e dello status di dipendente presso l’ente di origine. Tecnicamente è legittimo ed è utilizzato soprattutto per esigenze urgenti o impreviste.

Ma a Roma il ricorso al comando per compiti così strategici e di vertice si ripete da anni, con continui spostamenti di dirigenti e le relative responsabilità contabili affidate a figure esterne o “interinali”. La domanda che molti si pongono è: perché non internalizzare posizioni così strategiche con bandi o selezioni pubbliche? È una domanda non banale quando si parla di trasparenza, competenza e accountability di spesa.

Un uso ripetuto che interroga Palazzo Senatorio

Specie nel contesto capitolino, dove il bilancio è spesso uno dei nodi più spinosi delle amministrazioni comunali. Tra disavanzi, necessità di coperture e pressioni su servizi essenziali, affidare questo compito via comando – con il mandato che finirà tra l’altro oltre il mandato dello stesso sindaco che lo affida – a un anno e mezzo dalle elezioni amministrative 2027 – potrebbe apparire agli occhi di osservatori, politici, cittadini e magistrati come una scorciatoia amministrativa per “mettere ordine rapidamente”?

Implicazioni politiche e organizzative

Da un punto di vista politico, la scelta pone tre questioni. Merito e trasparenza: perché una figura esterna e non selezionata tramite concorso pubblico o rotazione interna prende per così tanto tempo, oltre il mandato di Gualtieri, un incarico così importante?

Continuità amministrativa: quanto pesa un incarico di comando su progetti di medio-lungo periodo per Roma Capitale?

Percezione pubblica: affidare i conti di Roma a un dirigente “a prestito” rischia di alimentare critiche sulla gestione della cosa pubblica?

In un quadro dove la città di Roma affronta sfide economiche enormi, con tanti debiti che pendono sulle casse pubbliche, la gestione dei conti non può essere una partita lasciata alle “corsie preferenziali”? Una riflessione, quest’ultima, che, oltre all’interesse pubblico, riguarda la fiducia dei cittadini nella gestione del denaro gestito dal Campidoglio – di proprietà – è giusto ricordarlo – dei romani, non dei politici, che sono solo chiamati per l’appunto ‘solo’ a gestirlo, tra l’altro in assoluta trasparenza.

Roma, la targa posta all'ingresso della Ragioneria del Comune di Roma
Roma, la targa posta all’ingresso della Ragioneria del Comune di Roma – www.7colli.it