Campo largo, l’illusione del governo già pronto: PD, M5S, AVS, Azione e Italia Viva litigano più di prima
Dopo la recente sbornia referendaria sulla Giustizia, il Campo largo sognato dal centrosinistra pretendeva di far credere agli elettori che l’alternativa fosse ormai pronta, quasi già insediata al governo nazionale. Sarebbe bastato sommare PD, Movimento 5 Stelle e AVS, aggiungere una piazza affollata, una battaglia comune e qualche fotografia dei leader da spammare sulla stmapa amica.
La realtà racconta altro. I partiti del centrosinistra continuano a litigare oggi più di ieri e dimostrano, ogni volta che devono affrontare una scelta concreta, che una vera coalizione di governo non esiste. E che, senza un chiarimento profondo, difficilmente potrà nascere.
Il referendum non era un’elezione politica
La vittoria del No al referendum sulla giustizia è stata presentata come la prova generale di una futura maggioranza di centrosinistra. Ma un voto contrario a una riforma non equivale automaticamente a un consenso per Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.
Gli elettori possono aver votato No per ragioni molto diverse. Trasformare quella pluralità in una coalizione pronta a governare significa confondere una mobilitazione su un singolo tema con un’alleanza politica. Il referendum ha dimostrato che il Governo può essere battuto. Non che l’opposizione sappia governare insieme.
Uniti contro Meloni, divisi sulle scelte
Il Campo largo appare compatto solo quando deve contestare Giorgia Meloni. L’intesa si indebolisce, però, quando dalle proteste si passa alle decisioni.
Su guerra, spese militari, ambiente, grandi opere, urbanistica e sviluppo, le posizioni restano spesso distanti, tra i partiti progressisti. Il problema non è che i partiti discutano: tutte le coalizioni contengono differenze. Il problema è l’assenza di una sintesi capace di trasformarle in un programma credibile.
Il centrosinistra sa spiegare che cosa non vuole.Ma non cosa farebbe una volta arrivato al governo.
Roma smaschera il Campo largo
È soprattutto Roma a mostrare la fragilità dell’alleanza. Nella Capitale si concentrano quasi tutti i principali punti di attrito tra PD, Movimento 5 Stelle e AVS.
Le Olimpiadi del 2040 rappresentano il primo esempio. Il PD guarda con favore a un grande evento internazionale, mentre nel Movimento 5 Stelle restano forti dubbi e diffidenze. Persino una mozione destinata ad avviare una valutazione preliminare è stata rinviata ripetutamente.
Non si discute ancora di impianti o miliardi. Il possibile centrosinistra fatica perfino a decidere se studiare il progetto.
Santa Palomba divide due idee di città
La frattura diventa più profonda sull’inceneritore di Santa Palomba. Roberto Gualtieri e il PD considerano l’impianto indispensabile per chiudere il ciclo dei rifiuti di Roma.
Il Movimento 5 Stelle, la Lista Raggi, una parte di AVS, associazioni e comitati contestano invece il progetto. Qui le formule diplomatiche servono poco: l’inceneritore si costruisce oppure non si costruisce.
Sono due modelli ambientali e politici differenti. Chiamarli “alleanza” non elimina la distanza.
Ucraina, un solco ancora aperto
Anche sulla guerra in Ucraina le posizioni restano difficili da conciliare. Il Movimento 5 Stelle si oppone all’invio di nuove armi e al riarmo europeo. Il PD mantiene invece una linea più vicina all’Unione europea e al sostegno a Kiev, pur criticando un aumento indiscriminato delle spese militari.
Non è una divergenza marginale. Riguarda politica estera, NATO, rapporti europei e collocazione internazionale dell’Italia. Un governo può avere sensibilità differenti, ma non tre politiche estere contemporaneamente.
Urbanistica, un altro fronte contro Gualtieri
La gestione urbanistica della Giunta Gualtieri apre un ulteriore conflitto. Il Campidoglio rivendica la necessità di attrarre investimenti e riqualificare aree abbandonate.
Una parte della sinistra, dell’ambientalismo e del Movimento 5 Stelle accusa invece l’amministrazione di favorire un modello troppo vicino ai grandi operatori immobiliari. Anche qui non si confrontano semplici sfumature tecniche, ma due idee differenti di sviluppo urbano.
Una coalizione ancora immaginaria
Il Campo largo non è necessariamente destinato a fallire. Ma per diventare una coalizione deve smettere di essere soltanto una somma di opposizioni.
Fotografie, manifestazioni e campagne contro il Governo possono produrre l’immagine dell’unità. Non possono sostituire un accordo sulle scelte essenziali.
Il Campo largo voleva apparire come un governo già pronto. Per ora resta una coalizione annunciata, immaginata e continuamente rinviata. E Roma, più di qualsiasi vertice nazionale, dimostra la distanza ancora esistente tra una fotografia di gruppo e una vera maggioranza politica.