Campo largo sempre più rissoso tra rebus primarie e la guerra PD-M5S su leadership e programma: Gualtieri resta a Roma


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Il cosiddetto “campo largo” continua a occupare sondaggi, interviste e retroscena della politica italiana, ma quando dalle formule si passa ai fatti il quadro resta incompleto: PD, Movimento 5 Stelle e gli altri possibili alleati non hanno ancora una leadership condivisa né hanno chiuso un programma comune, mentre persino Roma — indicata come possibile laboratorio dell’intesa — resta una partita tutta da costruire.

Schlein e Conte, l’unità comincia con uno scontro

Gli ultimi giorni hanno reso evidente il problema. Elly Schlein ha ricordato pubblicamente che il PD è il principale partito dell’opposizione e ha avvertito gli alleati che, nella costruzione della coalizione, “uno non vale uno”. Giuseppe Conte ha risposto indicando nelle primarie l’unica strada possibile per scegliere la leadership.

Non sono sfumature. Sono due concezioni diverse dei rapporti di forza dentro la futura alleanza.

Il PD rivendica il proprio peso elettorale. Il Movimento 5 Stelle non vuole trasformarsi nel socio minore di una coalizione guidata automaticamente dai democratici. Conte ha inoltre ribadito di non voler partecipare a un progetto che consideri troppo “annacquato” dai compromessi.

Prima ancora del candidato, manca la formula

È questo il paradosso del campo largo: se ne discute da mesi come se fosse già una coalizione, mentre il suo perimetro politico continua a essere oggetto di trattativa.

C’è ancora da stabilire chi guiderà l’alleanza, come verrà scelto il candidato premier e soprattutto quale sintesi verrà trovata sulle questioni che dividono le diverse componenti.

Il confronto sul programma è appena entrato nella sua fase decisiva. Il PD sta preparando il proprio percorso, mentre Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra rivendicano proposte e priorità proprie. Anche sui rapporti internazionali, a partire dall’Ucraina, restano sensibilità differenti.

E poi c’è Roma, il laboratorio ancora da costruire

Sul fondo compare inevitabilmente Roma.

Il nome di Roberto Gualtieri è circolato perfino nel dibattito nazionale come possibile figura capace di superare il duello Schlein-Conte. Ma la segretaria PD ha chiuso pubblicamente quella porta, spiegando – a mezzo stampa, sul quotidiano ‘amico’ La Repubblica – di essere l’unica a poter ambire a palazzo Chigi.

Ma a prescindere dal possibile candidato premier nazionale, anche nella Capitale il “campo largo” non è ancora un dato politico acquisito.

Gualtieri ha aperto esplicitamente a un’intesa con il Movimento 5 Stelle per le comunali del 2027 e ha parlato delle battaglie condivise negli ultimi anni. Ma un’apertura politica non equivale ancora a una coalizione formalmente definita: programmi, candidature, ruoli e accordi dovranno essere costruiti nei prossimi mesi. E poi ci sono vari scogli da superare particolarmente invisi ai grillini: Inceneritore di Santa Palomba, Olimpiadi 2040, etc.

Il campo largo, per ora, è soprattutto un progetto

Ed è qui che la formula mostra il suo limite più evidente.

Il campo largo viene continuamente misurato nei sondaggi sommando percentuali di partiti diversi, viene evocato nei confronti televisivi e viene presentato come la naturale alternativa al centrodestra. Ma una somma aritmetica non è automaticamente una coalizione politica.

PD e M5S devono ancora decidere chi comanda, come scegliere il candidato, quale programma presentare e quali compromessi accettare.

Il dato politico verificabile, al momento, è quindi molto più semplice delle narrazioni: il campo largo è un progetto in costruzione, non ancora una coalizione compiuta.

E proprio mentre dovrebbe dimostrare di poter diventare un’alternativa nazionale, il primo confronto pubblico tra i suoi due maggiori protagonisti è finito sulla questione più elementare di tutte: chi deve guidarlo.

Prima ancora di allargarsi, insomma, il campo deve ancora trovare i propri confini.