Can Yaman e Kabir Bedi a Sanremo 2026: il confronto tra i due Sandokan sul palco dell’Ariston


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Sanremo non è soltanto un festival: è la piazza nazionale dove la televisione decide cosa merita di diventare racconto collettivo. Stasera, sul palco dell’Ariston, il Festival di Sanremo 2026 mette in scena un passaggio di testimone che parla a più generazioni: Can Yaman, volto del nuovo Sandokan, e Kabir Bedi, l’icona dello sceneggiato del 1976. L’annuncio è arrivato in conferenza stampa dal direttore artistico Carlo Conti.

Can Yaman co-conduttore e la Rai che “incrocia” i suoi successi

La scelta non è casuale: Can Yaman è tra i co-conduttori della prima serata, accanto a Conti, e la sua presenza porta dentro Sanremo il successo recente di una fiction che la Rai considera già patrimonio popolare. È una strategia chiara: far dialogare il varietà con la serialità, unendo due pubblici che spesso viaggiano separati. In un’epoca di consumo frammentato, la tv generalista prova a ricompattare l’attenzione con un gesto riconoscibile.

Kabir Bedi, la memoria di un’Italia che si guardava allo specchio

Kabir Bedi non entra in scena solo come ospite, ma come memoria vivente di quando la Rai costruiva miti capaci di attraversare i decenni. Il suo Sandokan era avventura, esotismo, ma anche un’idea di libertà che parlava a un Paese in trasformazione. Oggi quel ricordo torna nello spazio più istituzionale dell’intrattenimento italiano, con un sapore quasi politico: riconoscere che i classici, per restare tali, devono essere rimessi in circolo e misurati col presente.

Il nuovo Sandokan e la posta in gioco culturale

Il Sandokan di Can Yaman, prodotto con ambizioni internazionali e cast globale, è un’altra cartolina: meno “sceneggiato” e più industria, meno rituale domestico e più esportazione del brand Italia. Eppure, la scommessa resta la stessa: trasformare un personaggio in linguaggio comune. Non a caso, il debutto della serie su Rai 1 è stato raccontato come un evento capace di catalizzare un pubblico molto ampio, riaprendo la discussione su cosa possa ancora fare la tv pubblica.

Perché Sanremo fa questo: identità, consenso, immaginario

Mettere insieme Can Yaman e Kabir Bedi significa dire che l’intrattenimento non è mai neutrale: decide quali memorie tenere vive e quali novità legittimare. Sanremo, che da anni alterna musica e narrazione televisiva, usa Sandokan per parlare d’identità senza fare comizi: la nostalgia diventa linguaggio, la contemporaneità diventa prova di forza. È il Festival come “camera di compensazione” del Paese: un luogo dove le generazioni si incontrano, si riconoscono e, almeno per una sera, accettano di condividere lo stesso schermo.