Capodanno 2026 a Roma, petardi, risse e roghi: è caccia ai responsabili dei disordini
Roma ama raccontarsi come capitale della bellezza e dell’accoglienza. Ma nella notte di Capodanno, davanti al monumento più iconico d’Italia, la città si è ritrovata a fare i conti con l’altra faccia della festa: quella che trasforma lo spazio pubblico in terra di nessuno. Tra il Colosseo e il Ponte degli Annibaldi, i festeggiamenti sono degenerati in atti di teppismo e scontri tra gruppi di giovani, con petardi lanciati ad altezza d’uomo e momenti di panico in mezzo ai passanti.
Petardi ad altezza d’uomo e la rissa: il video che imbarazza la città
Il punto di rottura arriva quando i botti non sono più “folklore” ma diventano un’arma improvvisata: ordigni scagliati all’altezza delle persone, in una zona già affollata e difficile da controllare. La tensione esplode in una rissa in strada, con urla, inseguimenti e paura tra chi era lì solo per festeggiare. In mezzo al caos, un’ambulanza resta bloccata nell’ingorgo sotto il Ponte degli Annibaldi: il conducente prova ad avanzare con la sirena, ma la scena si trasforma in un ulteriore elemento di tensione. Tutto viene ripreso dai telefonini e finisce in pochi minuti sui social, alimentando indignazione e rabbia.
Non solo centro: Torrevecchia e la notte delle barricate
Il copione si ripete anche lontano dalle cartoline. A Torrevecchia compaiono barricate improvvisate, date alle fiamme in strada, in una zona che negli ultimi mesi è tornata spesso nelle cronache per episodi di violenza legati a regolamenti di conti tra bande. Questa volta, però, la notte di festa diventa un detonatore ulteriore: oltre agli incendi dolosi, vengono segnalati lanci di petardi contro le auto delle forze dell’ordine intervenute sul posto. Nessun ferito, ma tensione altissima, e la sensazione che la periferia resti il teatro dove basta poco per trasformare un’area urbana in un ring.
Il conto dei danni: cassonetti in fiamme, auto bruciate, quartieri sotto stress
Non è solo questione di immagini virali. Il bilancio, nella Capitale, comprende roghi di cassonetti e incendi di auto, con danni economici rilevanti e conseguenze concrete per residenti e attività. L’uso doloso di petardi, razzi e bengala — talvolta con potenziale pericoloso — avrebbe innescato diversi episodi: auto bruciate o danneggiate, fiamme propagate a vetture vicine, cassonetti distrutti. Quando i botti entrano nelle dinamiche del vandalismo, la festa si trasforma in un costo collettivo: pagano i quartieri, pagano i cittadini, paga un’immagine pubblica già fragile.
Divieti ignorati: la politica della “sicurezza” torna al centro
Qui la cronaca diventa politica. Da anni Roma prova a regolamentare la notte di Capodanno, anche con divieti sui botti per ridurre incidenti e proteggere persone e animali. Ma ogni volta la realtà si ripresenta uguale: regole percepite come opzionali, controlli insufficienti rispetto alla massa di persone, e una minoranza che usa la notte di festa come copertura per la violenza. Il nodo, allora, non è solo “reprimere” il giorno dopo, ma presidiare prima. Se lo Stato e il Campidoglio chiedono responsabilità, devono anche mostrare capacità di controllo e prevenzione, soprattutto nelle aree più sensibili.
Cosa succede adesso: identificazioni, telecamere e la domanda vera
Le indagini possono poggiare su due leve: i video dei cellulari e le immagini della videosorveglianza, che potrebbero diventare decisive per dare un nome ai responsabili degli episodi più gravi. Ma la domanda, per Roma, è più ampia e scomoda: vogliamo una città che si limita a inseguire i colpevoli il giorno dopo, o una città che previene davvero? Perché quando l’ordine pubblico diventa un rito annuale di emergenza, il problema non è soltanto chi ha lanciato il petardo. È quanto vale, davvero, lo spazio pubblico nella capitale d’Italia.