Capodanno da incubo a Roma: risse, incendi e la stoccata di Schiuma (FdI) a Gualtieri: “Sindaco grigio, periferie dimenticate”

Roma, Capodanno 2026, gli eventi in programma

Il Capodanno a Roma, quello che dovrebbe accendere la Capitale di entusiasmo e orgoglio, si è chiuso con un retrogusto amaro: episodi di violenza in centro, roghi e interventi d’emergenza in diverse aree periferiche, e una sensazione diffusa di disordine. Non è solo cronaca nera: è il riflesso di un problema politico e urbano. Se una metropoli non riesce a governare la sua notte simbolo, allora il tema non è “un evento andato male”, ma la credibilità di chi amministra.

Risse in centro e fuochi fuori controllo: la festa che diventa rischio

Le immagini circolate nelle ore successive raccontano una città in affanno: scontri tra gruppi di ragazzi in zone ad alta densità turistica, petardi e fuochi d’artificio usati in modo pericoloso, tensione che esplode dove dovrebbe esserci solo festa. Il punto non è demonizzare il divertimento, ma riconoscere che l’assenza di un presidio efficace – culturale e di sicurezza – trasforma l’energia collettiva in una miccia. E quando la miccia si accende, a pagare sono cittadini e visitatori.

L’attacco di Schiuma (FdI): “occasione mancata, sindaco inadeguato”

Su questo scenario si innesta l’offensiva politica di Fabio Sabbatani Schiuma, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia e responsabile del dipartimento “La Città della Notte”. La sua accusa è netta: Roma avrebbe sprecato l’ennesima occasione per mostrarsi all’altezza delle grandi capitali. Parole pesanti – “grigiore” e “inadeguatezza” – indirizzate direttamente al sindaco Roberto Gualtieri, ritenuto incapace di trasformare la notte di San Silvestro in un progetto coerente e inclusivo.

Il confronto con Parigi e Londra: non è solo spettacolo, è visione

Schiuma richiama il modello di altre città, dove la notte di Capodanno è un grande racconto collettivo: non necessariamente più ricco, ma più pensato. Parigi, Londra, e ancor più le metropoli extraeuropee, costruiscono la festa come un evento diffuso, con una regia riconoscibile e un equilibrio tra intrattenimento e controllo. Non è questione di copiare: è questione di capire che la sicurezza non si improvvisa e la cultura non si riduce a un palco in centro. Un concerto non basta: la nostalgia di Nicolini e la domanda politica

Il cuore della critica è qui: un grande appuntamento centrale può funzionare, ma da solo non “tiene” una città complessa. Senza una strategia corale, gli eventi restano episodi e la notte si riempie di vuoti. Da qui il riferimento, evocativo e politico, a Renato Nicolini: non per nostalgia fine a sé stessa, ma per l’idea che la cultura possa essere governo del territorio, non semplice intrattenimento. E la domanda finale, inevitabile, è: Roma vuole essere capitale anche di notte, o solo sopravvivere fino all’alba?

Schiuma (FdI) in un recente incontro pubblico