Carcere di Rebibbia, detenuto africano aggredisce e ferisce con la forchetta due agenti di custodia

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“Quel che è accaduto nel carcere di Rebibbia, con la violenta aggressione a due poliziotti ai quali va tutta la nostra vicinanza e solidarietà, ha riportato alla ribalta le difficoltà della struttura detentiva. E quindi delle gravi condizioni operative nelle quali lavora ogni giorno il personale di polizia penitenziaria”. Lo spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe). “Purtroppo, ancora una volta, dobbiamo dare conto dell’ennesima grave aggressione in danno del personale della Polizia penitenziaria”. Nel primo pomeriggio di ieri, al reparto detentivo G11 della casa circondariale di Rebibbia, “un detenuto di origine africana, sembrerebbe con problemi psichiatrici, ha aggredito, senza nessun motivo, due agenti penitenziari.

Detenuto africano armato di forchetta aggredisce due agenti

All’atto della conta delle 15, il detenuto si trovava immobile sul proprio letto e non rispondeva agli stimoli del collega. Allora, l’agente di sezione, preoccupato per lo stato di salute del detenuto richiedeva l’intervento in ausilio di un secondo collega al fine di entrare all’interno della cella e verificare le condizioni del soggetto. Una volta entrati, però, il detenuto, inaspettatamente balzava all’impiedi, dapprima cercando di infilzarli con una forchetta, e poi li aggrediva colpendoli ripetutamente con il manico di una scopa – continua -. Solo dopo aver subito ripetute percosse riuscivano a immobilizzarlo. I due agenti, dopo aver sedato gli animi dell’aggressore, venivano accompagnati in ospedale riportando rispettivamente due e tre giorni di prognosi”.

L’africano non è nuovo a episodi violenti del genere

“L’aggressore – aggiunge Capece – sembrerebbe essere non nuovo a episodi del genere. Ci risulta, infatti, che abbia già aggredito altri poliziotti penitenziari nel carcere di Frosinone. Speriamo, almeno, in un pronto intervento del D.A.P. in modo che il facinoroso sia messo subito in partenza. Come sempre un plauso va ai due colleghi, al Capo Reparto del G11, al preposto del reparto,  che stoicamente hanno affrontato l’ennesima grave criticità. Mettendo a rischio, come ogni giorno, la propria incolumità fisica per assicurare l’ordine e la sicurezza dell’istituto”. Capece sottolinea ancora come “la consistente presenza di detenuti con problemi psichiatrici è causa da tempo di gravi criticità per quanto attiene l’ordine e la sicurezza del carcere di Rebibbia.

Violente e continue aggressioni, E le autorità non fanno nulla

Il personale di Polizia Penitenziaria è stremato dai logoranti ritmi di lavoro a causa delle violente e continue aggressioni. Ed è grave che, pur essendo a conoscenza delle problematiche connesse alla folta presenza di detenuti psichiatrici, le autorità competenti non siano ancora state in grado di trovare una soluzione. Ogni giorno nelle carceri italiane succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre. Così non si può andare più avanti: è uno stillicidio continuo e quotidiano. E anche la gestione dei detenuti con problemi psichiatrici, che hanno invaso le carceri dopo la chiusura degli O.P.G. e fatto aumentare il numero degli eventi critici, merita attenzione e una urgente e compiuta risoluzione”.

Il Sappe: fare il poliziotto penitenziario è sempre più pericoloso

Dura la presa di posizione del Sappe. “Se gli attuali vertici ministeriali, dipartimentali e regionali non sono in grado di garantire l’incolumità fisica ai poliziotti penitenziari devono dimettersi tutti. Le carceri sono in mano ai delinquenti e l’amministrazione penitenziaria ha affidato e le politiche penitenziari ai Garanti dei detenuti. Facendo venire meno la sicurezza delle strutture. E’ una vergogna. Fare il poliziotto penitenziario in carcere è sempre più pericoloso e noi ci sentiamo abbandonati da tutti. Dalle istituzioni, dalla politica e soprattutto da ministero della Giustizia e Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria”.