Carceri, la Polizia penitenziaria in piazza a gennaio sotto le finestre del ministro Cartabia
Sono pronti alla mobilitazione gli Agenti, i Sovrintendenti, gli Ispettori, del Corpo di Polizia penitenziaria che aderiscono al Sindacato autonomo Polizia penitenziaria, al Coordinamento Funzionari e Dirigenti del Sappe e all’Associazione nazionale Dirigenti e Funzionari di Polizia Penitenziaria. Preannunciano una manifestazione nazionale a Roma, a gennaio, sotto l’ufficio del ministro della Giustizia Marta Cartabia, per denunciare la grave situazione delle carceri e le endemiche criticità del Corpo. “Saremo in piazza per denunciare tutto il nostro disappunto e sconcerto per l’assoluta mancanza di considerazione verso il Corpo di Polizia Penitenziaria da parte dei vertici del ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria”.
I motivi della protesta della Polizia penitenziaria
Lo spiegano Donato Capece, segreterio generale del Sappe, e Daniela Caputo, aegretario nazionale dell’Associazione nazionale Dirigenti e Funzionari di Polizia Penitenziaria. Tre, in particolare, gli argomenti che Sappe e DirPolPen contestano. Il lavoro della “commissione Ruotolo”, per l’innovazione del sistema penitenziario, la mancanza della figura di un Funzionario o Dirigente del Corpo alla ultima cerimonia Interforze. E poi gli auguri formali della Ministra Guardasigilli ai soli direttori del carcere ignorando completamente gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria. “Sull’intero testo della Commissione – spiegano – ci sarebbero varie osservazioni da fare, ma due articoli in particolare sono assolutamente irricevibili.
Le procedure in caso di rivolta nelle carceri
E sono l’articolo 2, laddove da un lato si dice di limitare la forza nelle situazioni emergenza per poi ricondurla ai limiti già previsti dall’articolo 41 dell’Ordinamento penitenziario. Si tratta di un tentativo, neanche troppo maldestro, di stravolgere la circolare dell’allora Capo della Polizia Gabrielli proprio sulle procedure da adottarsi in caso di rivolte nelle carceri per creare nuovamente la figura onnipotente del direttore. Si creano appositamente norme indeterminate utili solo a denunciare chiunque userebbe la forza fisica. Addirittura, si vorrebbe tentare di modificare i compiti istituzionali del Corpo e ci chiedono di “mediare”, cosa che per altro già i poliziotti fanno abitualmente. Ma cosa media la polizia se, per legge, è l’unico soggetto che può usare la forza e deve denunciare?
I sindacati parlano di umiliazione della Polizia penitenziaria
Ancora una volta si vogliono confondere i ruoli: la mediazione penale, come quella civile, compete a soggetti terzi. La Polizia ha uno suo mandato istituzionale specifico che non si concilia con quello della mediazione”. Ma a Capece e Caputo non è “andata giù” la mancata partecipazione di un Dirigente e/o funzionario del Corpo alla recente cerimonia Interforze. “C’erano i graduati di tutte le Forze di Polizia e dell’Ordine. Per la Polizia Penitenziaria, in platea, una Agente atleta. Doppia umiliazione – insistono i sindacalisti -. Da un lato per la carriera dei funzionari del Corpo, che all’interforze annovera diversi nostri dirigenti, dall’altro per l’atleta che ha lodevoli meriti sportivi, con un titolo mondiale. Ma che è stata umiliata a prestare mera rappresentanza in un consesso totalmente avulso dalle sue caratteristiche.
Capece e Caputo: faremo sentire la nostra voce in piazza a Roma
Il segretario generale del Sappe e il segretario nazionale di DirPolPen, infine, non hanno capito le ragioni per le quali il personale di Polizia Penitenziaria sia stato escluso dalla formale lettera di auguri che la ministro della Giustizia Marta Cartabia ha indirizzato solamente a magistrati, direttori di carceri e personale giudiziario”. “I poliziotti penitenziari del Sappe grideranno basta sotto le finestre dell’ufficio del Guardasigilli – proseguono Capece e Caputo -. E sono pronti a fare sentire la loro voce a Roma davanti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Parlamento. Si deve arrivare ad avere un Comandante del Corpo di Polizia Penitenziaria in divisa, che provenga cioè dai ruoli del Corpo come le altre Forze di Polizia, e non più appannaggio di esponenti della magistratura.
Riorganizzare quanto prima il corpo di Polizia penitenziaria
Una riorganizzazione del Corpo di Polizia Penitenziaria in questo senso può essere più funzionale al sistema della sicurezza del Paese. Considerato proprio che il nostro Corpo di Polizia è espressione di una specializzazione nel panorama del Comparto Sicurezza e del sistema giustizia del Paese”.