Caro benzina, il taglio delle accise non si vede, a Roma prezzi in aumento: scattano i controlli a raffica


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Roma, doveva essere il giorno del sollievo per automobilisti, pendolari e lavoratori della mobilità romana. Il decreto del governo, annunciato per alleggerire il costo dei carburanti attraverso un taglio delle accise, avrebbe dovuto tradursi in una riduzione immediata dei prezzi alla pompa. Ma nei fatti, almeno nelle prime ore di applicazione, il beneficio è rimasto in larga parte invisibile. A Roma e nel Lazio molti consumatori hanno trovato importi invariati, quando non addirittura superiori a quelli dei giorni precedenti, alimentando proteste e disorientamento.

I numeri del Lazio: attesi ribassi, arrivano rincari

Le aspettative delle associazioni dei consumatori erano chiare: dopo il decreto del 18 marzo, il diesel nel Lazio avrebbe dovuto scendere intorno a 1,859 euro al litro e la benzina a circa 1,623. I dati osservati, però, hanno restituito una fotografia diversa. Il prezzo medio del gasolio è salito a 2,109 euro al litro, mentre quello della benzina ha toccato 1,871 euro. Un andamento opposto rispetto agli annunci, che ha dato la misura di una difficoltà applicativa evidente e di un mercato che, almeno nell’immediato, non ha trasferito il beneficio fiscale ai consumatori finali.

Da Nomentano a Ostiense: i cartelli raccontano un’altra storia

Le rilevazioni effettuate in diversi impianti della Capitale confermano il quadro. Alla Esso di piazza Galeno, in zona Nomentano, diesel e benzina serviti risultavano in aumento di circa due centesimi rispetto al giorno precedente. Ancora più marcato il rincaro registrato presso il distributore Q8 sulla circonvallazione Ostiense, dove i prezzi al servito mostravano incrementi di circa sei centesimi. In altri casi, come alla Tamoil di via Merulana, non si sono registrati ribassi. Una situazione che ha esasperato gli utenti, soprattutto chi usa l’auto per lavoro ogni giorno.

L’effetto sul litorale romano: Ostia e Fiumicino osservano con attenzione

La questione non riguarda soltanto il centro di Roma. Per territori come Ostia e Fiumicino, dove il trasporto privato resta centrale per ragioni logistiche e professionali, il costo del carburante ha un impatto diretto sull’economia quotidiana. Pensiamo ai pendolari diretti verso la città, agli operatori del comparto turistico, ai servizi di trasporto da e per l’aeroporto Leonardo da Vinci, fino a chi lavora nelle consegne o nella ristorazione sul litorale. In queste aree, ogni oscillazione alla pompa pesa immediatamente su famiglie, imprese e tariffe dei servizi.

Le eccezioni e il nodo delle istruzioni operative

Qualche segnale di adeguamento è emerso, ma in modo sporadico. In un distributore Ip di viale delle Province, ad esempio, i gestori si preparavano a modificare il tabellone dopo aver ricevuto una comunicazione interna sui ribassi da applicare. Il punto critico, tuttavia, sembra essere stato proprio quello delle istruzioni attuative. Secondo quanto riferito, i gestori avrebbero chiesto chiarimenti sia alle compagnie petrolifere sia all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, senza ricevere indicazioni operative immediate. In questa zona grigia si è consumato il ritardo che ha finito per penalizzare il consumatore.

Verifiche in corso: la Guardia di Finanza accende i riflettori

Nel frattempo sono partiti i controlli della Guardia di Finanza su Roma e provincia, con verifiche mirate per accertare l’effettiva applicazione dei ribassi previsti dal decreto. Ai gestori sarebbe stato anche chiesto di rilevare con precisione i quantitativi di carburante presenti nei serbatoi, passaggio utile per ricostruire tempi e modalità degli adeguamenti. È ancora presto per trarre conclusioni definitive, ma il dato politico e sociale è già evidente: quando gli annunci non coincidono con i prezzi esposti, la fiducia dei cittadini si incrina. E sul litorale romano, da Ostia a Fiumicino, la partita resta apertissima.