Casa del Jazz di Roma: ripartono gli scavi alla ricerca di corpi sepolti, il Prefetto: “Serve prudenza”

Casa del Jazz di Roma, foto il Post

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Alla Casa del Jazz di Roma sono riprese le operazioni di ispezione e scavo legate al caso di Emanuela Orlandi, uno dei misteri più discussi della storia recente italiana. A fare il punto è stato il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, intervenuto in diretta a Storie Italiane (Rai) proprio dall’area interessata. Il messaggio, istituzionale e prudente, è chiaro: verificare fino in fondo, senza lasciare zone d’ombra, anche quando l’attività richiede tempo, risorse e coordinamento tra più forze.

La galleria sotterranea e il punto critico: “oltre il muro”

Secondo quanto riferito dal prefetto, una prima parte dell’esplorazione è già stata completata. Gli operatori sono riusciti ad andare “oltre il muro”, individuando una galleria sotterranea. Il passaggio però non è pienamente praticabile: una porzione risulta franata e impone ulteriori interventi tecnici per proseguire in sicurezza. “Servirà ulteriore tempo per completare l’esplorazione”, ha spiegato Giannini, chiarendo che, allo stato, non sono emersi “elementi di novità”, ma che la verifica non può considerarsi conclusa.

Area sigillata e vigilata: come proseguiranno le operazioni

La zona resta “vigilata, presidiata e sigillata”, un dettaglio che indica la volontà di mantenere continuità e controllo sull’attività investigativa e tecnica. L’obiettivo dichiarato è evitare qualsiasi dubbio sul perimetro delle ricerche: se esiste anche una minima possibilità di riscontri utili, lo Stato — ha rimarcato Giannini — deve percorrerla. Il prefetto ha inoltre ricordato il passato del bene: un luogo rimasto a lungo nella disponibilità di una “organizzazione criminale importante” e oggi patrimonio dello Stato.

Il caso Orlandi e il dovere delle istituzioni: il contatto con i familiari

Sul piano umano e istituzionale, il prefetto ha riferito di aver parlato con la famiglia Adinolfi e con Pietro Orlandi, sottolineando l’impatto devastante dell’assenza di notizie su una persona cara. Da qui la linea scelta: svolgere “tutte le verifiche” necessarie per avere la certezza che “non ci siano ulteriori misteri”. Un passaggio che, pur senza alimentare aspettative, ribadisce una responsabilità pubblica: quando una verifica è possibile — anche se complessa e dispendiosa — è doveroso farla.

Polizia giudiziaria sul posto e la voce di Lorenzo Adinolfi

Giannini ha anche precisato che la polizia giudiziaria è presente per garantire un presidio immediato: qualora emergesse materiale d’interesse per una Procura, le operazioni verrebbero bloccate e l’area passerebbe rapidamente sotto competenza investigativa. In collegamento è intervenuto Lorenzo Adinolfi, figlio del giudice, evidenziando che l’impegno istituzionale rappresenta una “miglior garanzia”, pur senza sentirsi rassicurato: la vicenda, ha detto, resta segnata da incongruenze e questo scavo è solo uno dei tasselli di un percorso lungo anni.